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A una passo dalla soluzione. Un revival per crederci ancora.

by • 14 marzo, 2019 • No alle aste, Primo PianoComments (0)73

Era il settembre del 2013 e al MEF (Ministero dell’Economia e Finanze) in nella grande “Sala Azzurra” dello storico Palazzo delle Finanze di Via XX Settembre a Roma, l’allora Sottosegretario all’economia On. Pierpaolo Baretta convocò i rappresentanti della categoria balneare per discutere della proposta di Sdemanializzazione delle aree in cui insistono le strutture degli stabilimenti balneari e la conseguente assegnazione agli attuali concessionari senza dover passare per le aste.
Una soluzione proposta dall’allora governo Letta per risolvere il caos delle concessioni demaniali marittime, e che avrebbe risolto definitivamente la questione “Bolkestein” (qui l’articolo di Mondobalneare relativo all’incontro)

Ovviamente c’era anche l’ITB Italia, che da sempre è portabandiera della proposta di sdemanializzare quelle aree che già da tempo e in maniera regolare e nel rispetto delle norme, hanno perso le caratteristiche originali.

Furono 3 i momenti salienti dell’intervento dell’On. Baretta:
Il primo nel quale afferma che “lo schema generale della proposta è di arrivare ad una soluzione che consenta la cessione più ampia della proprietà a favore degli operatori”:

Il secondo punto, poco dopo, quando dice di “costruire una soluzione normativa che consenta il più possibile la possibilità per gli operatori di acquisire il bene”:

(piccola nota a margine: in questo intervento Baretta cita l’On. Ignazio Abrignani, allora deputato di Forza Italia che lavorò strenuamente e per molto tempo al nostro fianco per portare avanti le nostre proposte e i nostri documenti, e al quale dobbiamo molto. Purtroppo, come spesso ebbe modo di dirci, si ritrovava a lottare da solo contro tanti che remavano contro la categoria dei balneari).

Il terzo passaggio fondamentale del discorso del sottosegretario è quando dichiara: “…la proposta secca che io vi faccio è che la prossima settimana (…) si fa una riunione ristretta… 1 per associazione, con mandato a discutere… (…) con l’ANCI e ovviamente noi, e lì veniamo con la proposta e se c’è una sostanziale condivisione… la rendiamo operativa”.

Purtroppo, la settimana dopo non ci fu alcun tavolo. Infatti, nemmeno due giorni dopo arrivarono i NO da parte dell’apparato romagnolo del Partito Democratico, capitanato dal Sindaco di Rimini Andrea Gnassi, dall’allora Assessore regionale E.R. Maurizio Melucci e dal’allora Presidente della Provincia di Rimini Vitali, i quali imposero uno stop all’iniziativa politica del governo e mobilitarono il PD, a partire dall’On. Emma Petitti, fino all’allora Sindaco di Torino, nonché Presidente dell’ANCI, Piero Fassino, contro la proposta di sdemanializzazione.
(qui gli articoli di Mondobalneare – Salta la riforma)

Passano due anni e il 28 ottobre 2015, su iniziativa della Sen. Manuela Granaiola si riunì al Senato l’Intergruppo parlamentare per la tutela delle imprese balneari.
Anche in quella occasione, si discusse di sdemanializzazione e anche in quella occasione intervenne, subito dopo Giuseppe Ricci, il Sottosegretario all’Economia del Governo Renzi, On. Baretta:

Anche in quest’altra occasione si ventilò l’ipotesi della sdemanializzazione da inserire nel Disegno di Legge che sarebbe stato presentato da lì a poco dal Ministro Costa.
E invece, finì nuovamente con una alzata di scudi di parte del PD e il silenzio “assordante” di gran parte della categoria.
(qui il nostro articolo)

Sono passati diversi anni da quei fatti e oggi si torna a parlare di sdemanializzazione a livello “politico”, mentre c’è chi invece, ancora oggi va in giro a “disinformare” i balneari, spiegando magari come ottenere una “proroga” per le nostre imprese, anziché la piena “salvezza”.

Ecco, noi non ci fermiamo. Noi come ITB Italia continuiamo a lavorare per una soluzione definitiva, sapendo che è possibile e a portata di mano, sempre che la categoria sia unita e ci creda fino in fondo.

E come dicemmo già la volta scorsa, “Ora tocca a tutti noi balneari fare la nostra parte, a Roma, come in tutte le regioni.
Perché il lavoro paga… basta crederci”.

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