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Sdemanialiazzare si può fare. Eccone un esempio pratico

by • 28 novembre, 2018 • Centro Studi, Primo Piano, Ultime NotizieComments (0)62

Osservando le foto in bianco e nero che raccontano gli albori della San Benedetto turistica, è facile rimanere affascinati dall’immagine della spiaggia che lambisce gli allora appena inaugurati “Lungomare Tommaso di Savoia” e “Piazza Duca di Genova”, ovvero gli odierni “Viale Buozzi” e “Rotonda Giorgini”.
Stupisce vedere, a pochi metri dalla fontana progettata dall’Ing. Onorati le cabine di legno utilizzate come “stabilimenti balneari” da quelle stesse famiglie di pescatori i quali, a poche decine di metri di distanza verso nord, avevano le paranze e le lancette con le quali uscivano in mare per pescare.
Con il passare degli anni il paesaggio si è completamente modificato: con l’insabbiamento dell’area portuale antistante dovuta alle realizzazione dei due moli, la cabine di legno si sono spostate verso sud, là dove poi sarebbe stato realizzato il Lungomare Trieste, e nell’area antistante la rotonda e il viale, sempre su progetto del 1957 di quella mente illuminata, e forse non ancora abbastanza omaggiata, dell’Ing. Onorati, venne realizzata l’area sportiva con i campi da tennis, pinete, della pista di pattinaggio e di un anfiteatro (quest’ultimo mai realizzato), bocciofila e minigolf.
Negli anni ’80 e ’90 vi fu anche il progressivo ampliamento del porto con particolare attenzione alla nautica da diporto e alla cantieristica, e la nascita del mercatino e dei locali d’intrattenimento, punti di riferimento della movida estiva, che portarono all’attuale situazione.
Un lungo percorso che l’intreccia da vicino con la battaglia che da anni sta portando avanti il Presidente dell’ITB Italia Giuseppe Ricci, che da anni propone come soluzione, per uscire dalle secche delle direttiva Bolkestein, proprio quella sdemanializzazione che San Benedetto ha applicato per l’aria compresa tra Viale Buozzi e viale Pasqualini.
“Quando mi dicono che la sdemanializzazione è una proposta impraticabile, io porto sempre l’esempio di quanto già avvenuto nella nostra città nel corso degli anni” afferma Ricci.
“Quelle aree sono state da tempo acquisite dal Comune, dal circolo Tennis, fino addirittura al circolo nautico con il risultato di una valorizzazione di tutta la zona, diventata oggi parte integrante del centro cittadino. La stessa cosa potrebbe avvenire per le aree occupate dalle nostre strutture, quindi esclusa la spiaggia, che oggi hanno urbanizzato quelle superfici, esattamente come avvenuto per la zona davanti alla rotonda. Questo farebbe si che, oltre a salvarci dalla ghigliottina della Bolkestein, ci permetterebbe un nuovo slancio turistico, esattamente come avvenuto con il centro cittadino, da cui ne trarrebbe beneficio tutta la città”.
Un iter, quello della sdemanializzazione, che oggi appare complesso iper le aree del Demanio Marittimo, dove prima viene chiesta la declassificazione da area del Demanio marittimo a Demanio statale, attraverso una decisione che passa attraverso l’Agenzia del Demanio, e poi a seguire la richiesta del Comune per acquisirle o gestirle. Solo successivamente possono essere coinvolti gli attuali concessionari al fine di acquisire l’area o avere un diritto di superfice.
Una tempistica lunga se pensiamo che la direttiva bolkestein entrerebbe in vigore tra appena due anni, con il rischio di veder vanificata ogni speranza.
“Gli strumenti e le proposte per salvare le imprese balneari ci sono già” la conclusione amari di Ricci “manca solo la volontà politica di metterli in pratica”.

In queste foto com’era nel 1930 il lungomare di San Benedetto del Tronto, il giorno della sua inaugurazione, con i casotti bianchi di legno sulla spiaggia e in mare le lancette dei marinai-bagnini:

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Qui la “rotonda” all’epoca intitolata “Piazza Duca di Genova”:

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Negli anni 50, l’area antistante alla rotonda, ora denominata “Piazza Giorgini”, e al viale (intitolato a Bruno Buozzi) perde le caratteristiche originali a causa del progressivo interramento, tanto che i casotti si spostano verso sud, e l’area si trasforma.
Qui il progetto redatto dall’ingegnere capo del Comune Ing. Onorati:

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Nasce così prima il faro e poi tutta l’area sportiva:

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Per avere una visione complessiva della zona, e per meglio comprendere l’ampiezza dell’area oggetto di sdemanializzazione:

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