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Mareggiate, è allarme erosione. Appello dei balneari: salviamo le spiagge.

by • 29 ottobre, 2018 • Primo PianoComments (0)220

Vento, mareggiate e la spiaggia che perde metri. L’ondata di maltempo che in queste ore sta colpendo la penisola, sta mettendo in forte apprensione anche gli operatori balneari che manifestano comprensibile preoccupazione per il futuro del turismo.

Già molte strutture balneari sono rimaste fortemente danneggiate sotto i colpi mortali delle grandi onde, vanificando così anni e anni di lavoro e di investimenti. Altre rischiano fortemente di essere colpite se non si interverrà al più presto con rimedi efficaci e non con misure palliative, come i sacchi di sabbia, le palizzate di legno, o riporti adeguatamente protetti.

Un fenomeno, quello dell’erosione, che negli ultimi anni si è molto accentuato e che non sta risparmiando nessuna delle nostre coste, sconvolgendo il nostro sistema turistico balneare.

“Mi piange il cuore per i tantissimi colleghi balneari in grave difficoltà in questa potentissima TEMPESTA denominata solitamente e per noi “Dei morti”. I danni saranno purtroppo gravi, sia nell’immediato che in vista della prossima stagione: infatti più spazio perdiamo, meno ombrelloni possiamo piazzare, e questo significa anche meno incassi e meno economia”, dichiara il Presidente dell’ITB Italia Giuseppe Ricci.

“Le Regioni intervengano prontamente e con risoluzioni valide come i ripascimenti, ma che siano protetti dalle scogliere emerse. Il ripascimento da solo non serve a nulla – prosegue il presidente ITB – occorre intervenire anche sulle scogliere. Nel tempo hanno perso la loro efficacia. A furia di essere colpite dalle onde si sono creati dei vuoti, si è perduta compattezza. Va fatta manutenzione. La speranza è che si possa intervenire per la primavera”.

Purtroppo, fino ad oggi, abbiamo assistito ad un grande impegno da parte delle Regioni e dei Comuni per cercare di tamponare o arginare il fenomeno localmente, ove possibile, ma con risultati però largamente insufficienti, anzi addirittura controproducenti.

Tutto ciò è accaduto, spesso perché si è operato con precipitazione, senza gli studi necessari, senza coordinamento fra le località limitrofe, e, soprattutto, cercando più di assecondare i “desiderata” dei politici di riferimento (nazionali, regionali o locali) e di certi rappresentanti di categoria abbinati, che di risolvere il problema.

Anni di continua e violenta “snaturalizzazione” dei corsi d’acqua e dei fiumi (da sempre produttori di sedimenti e sabbie utili al ripascimento naturale delle nostre coste), e di cementificazione di interi territori e delle zone umide, hanno prodotto danni non solo dal punto di vista materiale, ma anche nel modo di affrontare il problema, visto che anziché affrontare la questione alla radice, si è preferito spostare l’attenzione sugli effetti in modo da poter intervenire in maniera inutilmente ripetitiva soltanto dove non serviva.

È così che abbiamo dovuto assistere a continui ripascimenti “innaturali” nei quali venivano spesso utilizzate sabbie non-compatibili e che non avevano la possibilità di viaggiare lungo la battigia, in modo da rendere vivo i fondale marino.

Per questo vogliamo rivolgere un appello a tutte le istituzioni, in primis al governo, e in maggior luogo a quelle competenti in materia: crediamo che sia giunta ormai l’ora di intervenire a 360 gradi, con ogni mezzo, attraverso una programmazione nazionale mirata, precisa e condivisa, che riguardi tutto il territorio nazionale, non solo quello costiero.
Ci auguriamo che il governo, di concerto con gli enti locali si attivi organizzando un incontro tra i tecnici e i responsabili politici delle varie Regioni, con la partecipazione delle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale.

Si salvi dunque quello che è necessario in un’ottica di salvaguardia che riguarda non solo il turismo balneare ma anche tutto il tessuto economico che coinvolge interi territori.

Noi come associazione faremo la nostra parte, consapevoli dei rischi che il nostro turismo balneare, ovvero il nostro futuro, sta correndo.
E ci aspettiamo che anche gli altri soggetti interessati siano al nostro fianco per proteggere un bene come i nostri arenili, le nostre bellissime spiagge, il motore dell’economia nazionale, il nostro bene più prezioso.

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