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Dove va il turismo balneare in Europa?

by • 26 giugno, 2018 • Centro Studi, Primo PianoComments (0)268

di Gianfranco Palestini
Direttore Centro Studi Turistici Balneari

Fino al 2017, il nostro turismo balneare è andato a gonfie vele, anche se non ai livelli di altre nazioni come Spagna e Grecia, che però, partivano da situazioni arretrate.

L’estate 2017 ha visto 84,5 milioni di presenze nelle località di mare del nostro Paese, con una crescita di 1,9 milioni (+2,3%) sulla stagione 2016, l’aumento più sostenuto degli ultimi dieci anni. A trainare è stata soprattutto la ripresa della domanda estera: nell’estate 2017 le presenze di turisti stranieri si soni attestate a quota 29 milioni, oltre 1 milione in più rispetto al 2016; in particolare l’incremento sul 2016 è stato del + 1,5 % degli italiani e, sopratutto, del + 3,8 % di quelli stranieri.

Secondo gli imprenditori di località marine c’è stato un aumento della domanda straniera, in particolare dalla cosiddetta Grande Germania, mercato tradizionalmente forte per l’Italia: Germania, Austria, Svizzera e Olanda, ma si rilevano incrementi anche per i turisti francesi, del Benelux e provenienti dalla Cina.
Rimangono invece stabili le prenotazioni giunte da Gran Bretagna e Nord America, mentre si registra un calo di spagnoli, giapponesi e indiani.

Nel complesso, negli ultimi dieci anni, gli arrivi turistici presso le località balneari italiane sono aumentati del +17,8% (+13,8 milioni), mentre le presenze sono cresciute solo del 1,5 %.
Questo significa che sono venute più persone, ma per meno tempo di permanenza: per colpa della recessione in corso nella nostra crescita, la crescita è stata guidata dalla domanda estera.

Con 1,6 milioni di posti letto e oltre 47 mila imprese attive tra stabilimenti ed esercizi alberghieri ed extra-alberghieri, il turismo balneare rappresenta circa un terzo dell’offerta turistica italiana complessiva: un dato impreciso perché molto turismo nelle città d’arte è spinto dalla presenza di turisti in vacanza balneare.

A trainare il mercato, anche nel 2018, sarà ancora l’offerta balneare del nostro Paese con incrementi stimati del +2,2%; in questo caso non vi sono significative differenze tra le variazioni attese per gli italiani (+2,1%) e gli stranieri (2,3%).
Inoltre, l’estate 2018 potrebbe rappresentare un momento di verifica del “posizionamento” delle coste italiane, in quanto alcune destinazioni del Mediterraneo – Grecia, Turchia, Egitto, Tunisia, Marocco – ricominciano ad attrarre nuovi flussi dopo che negli ultimi anni si erano lentamente svuotate di turisti che avevano preferito trasferirsi verso zone ritenute più sicure.
Da qui il rischio di una recessione, se le cose non cambiano: la necessità di poter operare in maniera efficace come sistema, non solo come operatori del settore, perché il mondo balneare è un caposaldo della nostra economia.
Ricordiamo, infatti, che il bagnante tipo spende 45 euro al giorno per spiaggia, pasti e trasporti per quasi 1,4 miliardi al mese; a questi si aggiungono circa 180 milioni di spese extra per attività culturali, termali o gastronomiche per un totale di oltre un miliardo e mezzo di euro.

Siamo, quindi, davanti a quella che è forse il settore più importante della nostra economia, ma il turismo balneare, negli ultimi anni, è stato severamente frenato dal crollo della domanda interna, in recupero solo dalla scorsa stagione, e soprattutto dalle incertezze legate alla direttiva Bolkestein, che hanno portato ad un stop degli investimenti da parte degli imprenditori.

Suona, poi, beffardo che lo stesso Mr. Bolkestein abbia detto che la sua direttiva sia stata fraintesa, un quanto si riferiva ai servizi, ma non si dovevano considerare come tali i servizi di spiaggia; una situazione che ci auguriamo venga presto superata, con una soluzione che mantenga l’attuale tessuto di imprese: il sistema balneare italiano va tutelato e aiutato a crescere, perché è la vera eccellenza del nostro turismo.
Tutto ciò deve essere tutelato, esattamente con dobbiamo tutelarci, come sistema Italia, nei rapporti con gli altri stati europei, anche in altri settori e non solo sul piano degli sbarchi dei migranti africani.

I nostri politici, di qualsiasi colore o tendenza, devono rendersi conto del livello di sofferenza delle nostre imprese balneari: l’Europa ci è già nemica in troppi settori, ormai e non possiamo più tollerarlo.

 

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