erosione

Il mare non si può arginare, ma le spiagge si possono salvare.

by • 23 marzo, 2018 • Primo Piano, Ultime NotizieComments (0)605

“Per quest’anno, non cambiare: stessa spiaggia, stesso mare”. O forse no.
Perché purtroppo, con buona pace di Piero Focaccia, per molti cambiare potrebbe diventare presto obbligatorio: migliaia di chilometri di spiagge infatti, rischiano di scomparire perché sottoposte a erosione costiera.

Negli ultimi anni si è molto accentuato il fenomeno dell’erosione delle spiagge italiane da parte del mare: siamo davanti ad un fenomeno che non sta risparmiando nessuna delle nostre coste e che, per colpa di già previste future mareggiate, sta già sconvolgendo il nostro sistema turistico balneare.

Già molte strutture balneari sono rimaste fortemente danneggiate sotto i colpi mortali delle grandi onde, vanificando così anni e anni di lavoro e di investimenti. Altre rischiano fortemente di essere colpite se non si interverrà al più presto con rimedi efficaci e non con misure palliative, come i sacchi di sabbia, le palizzate di legno, o riporti adeguatamente protetti.

Sappiamo benissimo che il mare non si può arginare, ma è anche vero che dovremmo in ogni modo cercare di difendere quel bene comune rappresentato dalle nostre splendide spiagge, che rappresentano una parte importante per l’economia di interi territori.

Purtroppo, fino ad oggi, abbiamo assistito ad un grande impegno da parte delle Regioni e dei Comuni per cercare di tamponare o arginare il fenomeno localmente, ove possibile, ma con risultati però largamente insufficienti, anzi addirittura controproducenti. Pensiamo alla collocazione di scogliere senza una visione d’insieme di tutta la costa. Questo ha creato un diffuso senso di sfiducia dell’opinione pubblica nei confronti dei settori tecnici delle Regioni.

Tutto ciò è accaduto, spesso perché si è operato con precipitazione, senza gli studi necessari, senza coordinamento fra le località limitrofe, e, soprattutto, cercando più di assecondare i “desiderata” dei politici di riferimento (nazionali, regionali o locali) e di certi rappresentanti di categoria abbinati, che di risolvere il problema.

Anni di continua e violenta “snaturalizzazione” dei corsi d’acqua e dei fiumi (da sempre produttori di sedimenti e sabbie utili al ripascimento naturale delle nostre coste), e di cementificazione di interi territori e delle zone umide, hanno prodotto danni non solo dal punto di vista materiale, ma anche nel modo di affrontare il problema, visto che anziché affrontare la questione alla radice, si è preferito spostare l’attenzione sugli effetti in modo da poter intervenire in maniera inutilmente ripetitiva soltanto dove non serviva.

È così che abbiamo dovuto assistere a continui ripascimenti “innaturali” nei quali venivano spesso utilizzate sabbie non-compatibili e che non avevano la possibilità di viaggiare lungo la battigia, in modo da rendere vivo i fondale marino.

Così facendo si sono procurati danni irreparabili in ogni dove, con spiagge salvate ed altre, invece, rovinate o distrutte.

Per questo vogliamo rivolgere un appello a tutte le istituzioni, in primis al prossimo governo, e in maggior luogo a quelle competenti in materia: crediamo che sia giunta ormai l’ora di intervenire a 360 gradi, con ogni mezzo, attraverso una programmazione nazionale mirata, precisa e condivisa, che riguardi tutto il territorio nazionale, non solo quello costiero.
Ci auguriamo che il prossimo governo, di concerto con gli enti locali si attivi organizzando un incontro tra i tecnici e i responsabili politici delle varie Regioni, con la partecipazione delle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale.

Noi come associazione faremo la nostra parte, consapevoli dei rischi che il nostro turismo balneare, ovvero il nostro futuro, sta correndo.
E ci aspettiamo che anche gli altri soggetti interessati siano al nostro fianco per proteggere un bene come i nostri arenili, le nostre bellissime spiagge, il motore dell’economia nazionale, il nostro bene più prezioso.

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