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L’Atto di Morte dell’Atto Formale (Ovvero: Il Governo impugna l’atto formale)

by • 7 giugno, 2016 • Centro Studi, No alle aste, Primo PianoComments (0)1382

Dunque, andiamo con ordine.

Prima se ne escono (certi “rappresentanti di categoria”) spiegandoci che c’è un modo, un “escamotage” per aggirare le aste, ovvero il cosidetto “Atto formale”.

Poi, inizia il “balletto” delle varie Regioni costiere che iniziano a discutere su come regolamentare questo “Atto”.
Alcune si mostrano bendisposte e approvano delle normative regionali seguendo i criteri suggeriti sempre dagli stessi “rappresentanti di categoria”, tipo la Regione Campania (qui la Legge del 5 aprile 2016 n°6 approvata dalla Regione Campania), o la Regione Toscana che ne approva una simile a quella della Regione Campania.
Altre, tipo la Regione Lazio (qui l’articolo di MondoBalneare) boccia questa soluzione e si dichiara favorevole ad andare alle aste.

Nel frattempo, dato che siamo in piena campagna elettorale, i vari politici, rappresentanti di governo, di partito e amministratori locali vari, girano in lungo e in largo la penisola dichiarandosi solidali e vicini alla categoria e che si adopereranno in tutti i modi possibili per salvare le imprese balnerari.
Su tutti, prontissimo a dichiararsi pronto ad aiutare i balneari, il Ministro per le Regioni Enrico Costa (qui il suo interevento a Pescara).

Infine, il 31 maggio, mentre tutti sono presi dalla campagna elettorale, arriva il Governo Renzi.
Che inizia a scrivere l’Atto di Morte dell’Atto Formale.

La prima cosa che ci viene da dire e che “qualcuno” (indovinate chi) lo aveva previsto, avvertendo i colleghi del rischio a cui andavano incontro; e per tutta risposta veniva tacciato di “non capire nulla”, di essere “un tecnico bagnino”, e quindi di pensare a spalare la sabbia, che la “lo studio della legge non era il suo mestiere”…
Ma andiamo avanti.

La NOTIZIA è questa: in data martedì 31 Maggio 2016, alle ore 17:10 a Palazzo Chigi, il Consiglio dei Ministri si è riunito e su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Enrico Costa, ha esaminato sedici leggi delle Regioni.

Per le seguenti leggi regionali si è deliberata l’impugnativa:
1) Legge della Regione Campania n. 6 del 05/04/2016, “Prime misure per la razionalizzazione della spesa e il rilancio dell’economia campana – Legge collegata alla legge regionale di stabilità per l’anno 2016”, in quanto alcune norme riguardanti interventi di urbanistica ed edilizia contrastano con i principi fondamentali della legislazione statale in materia di governo del territorio e di tutela e sicurezza del lavoro di cui all’art. 117, terzo comma, della Costituzione, violando altresì gli artt. 3 e 97 della Costituzione. Altre norme, in materia di concessioni demaniali marittime, ledono i principi riguardanti la tutela della concorrenza di cui all’art. 117, secondo comma, lett. e), Cost., violando inoltre l’art. 9 Cost., in materia di tutela del paesaggio, l’art. 117, secondo comma, lett. l) in materia di ordinamento civile, e l’art. 117, secondo comma, lett. s), Cost, riguardante la tutela dell’ambiente.
Qui il comunicato UFFICIALE del Governo.
Quindi, RICAPITOLANDO, il GOVERNO HA IMPUGNATO la seguente Legge Regionale:
Art. 17
(Norme per lo sviluppo del turismo balneare)
1. La durata delle concessioni è disciplinata dal regio decreto 30 marzo 1942, n. 327 (Codice della Navigazione), dal decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400 (Disposizioni per la determinazione dei canoni relativi a concessioni demaniali marittime), convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494 e dalle ulteriori disposizioni nazionali vigenti, nel rispetto della normativa comunitaria in materia.
2. In conformità con la normativa comunitaria e nazionale, il Comune rilascia, modifica e rinnova le concessioni applicando le procedure ed i criteri di valutazione di cui al piano di utilizzazione delle aree del demanio marittimo (PUAD) adottato ai sensi dell’articolo 6, comma 3, del decreto-legge 400/1993 convertito, con modificazioni, dalla legge 494/1993, ed espleta la procedura comparativa ad evidenza pubblica di cui al presente articolo per il rilascio di nuove concessioni ai sensi della direttiva 12 dicembre 2006, n. 123 del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai servizi nel mercato interno e della normativa nazionale vigente in materia.
3. Nel caso di rinnovo della concessione, il Comune acquisisce dall’originario concessionario una perizia di stima asseverata da un professionista abilitato, da cui risulti l’ammontare del valore aziendale dell’impresa insistente sull’area oggetto della concessione; il Comune pubblica la perizia nei termini e secondo le modalità di cui al piano di utilizzazione delle aree del demanio marittimo (PUAD).
4. Le domande di nuove concessioni devono essere corredate, a pena di esclusione dalla procedura comparativa, da atto unilaterale d’obbligo in ordine alla corresponsione, entro 30 giorni dalla comunicazione di aggiudicazione della concessione, di indennizzo determinato ai sensi del comma 5. Decorso tale termine senza la corresponsione dell’indennizzo, si procede all’aggiudicazione della concessione, condizionata al pagamento dell’indennizzo, nei confronti del soggetto utilmente collocato in graduatoria e fino all’esaurimento della stessa.
5. Nell’ipotesi di concorso di domande, l’originario concessionario ha diritto ad un indennizzo pari al novanta per cento dell’ammontare del valore oggetto della perizia di cui al comma 3, da parte dell’eventuale nuovo aggiudicatario, nel rispetto di quanto previsto dalla normativa comunitaria e nazionale in materia.
6. La medesima procedura comparativa ad evidenza pubblica di cui ai commi 2, 3, 4 e 5 del presente articolo si applica anche per il rilascio delle concessioni per lo sfruttamento delle acque minerali, naturali e termali e per le piccole utilizzazioni locali, in conformità alla normativa comunitaria, nazionale e regionale in materia.
7. Per favorire lo sviluppo turistico balneare della Regione Campania, nel rispetto della normativa nazionale e comunitaria in materia ambientale e paesaggistica, le opere di facile rimozione realizzate su aree demaniali marittime oggetto di concessione per finalità turistico-ricreative sono soggette a Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) ai sensi dell’articolo 14, comma 1 della legge regionale 14 ottobre 2015, n. 11 (Misure urgenti per semplificare, razionalizzare e rendere più efficiente l’apparato amministrativo, migliorare i servizi ai cittadini e favorire l’attività di impresa. Legge annuale di semplificazione 2015), purché si tratti di opere cicliche, stagionali, facilmente removibili. Il concessionario, nel presentare la SCIA al Comune competente per l’autorizzazione ai sensi della normativa nazionale vigente in materia, attesta, mediante perizia asseverata redatta da tecnico abilitato, la natura precaria, stagionale, ciclica e removibile dell’opera.
Dunque, per il Governo, “l’atto formale” sarebbe addirittura INCOSTITUZIONALE.
Cos’altro dire? Noi forse non saremo grandi giuristi, esperti di diritto del demanio o “azzeccagarbugli”.
Di certo abbiamo imparato a riconoscere chi vuole il nostro “atto di morte”.
Ulteriori approfondimenti nei prossimi articoli.
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