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LE RADICI DELLA NOSTRA STORIA – DI GRAZIELLA CARASSI

by • 13 ottobre, 2013 • Ultime NotizieComments (0)1495

 

Sono stata invitata al Congresso dell’ITB Italia, svoltosi a Rimini il 07/10/2013, perché autrice di un romanzo storico-biografico, corredato di foto antiche e documenti, intitolato:” MADDALENA PROFUGA PER SEMPRE” (2 Edizione dicembre 2012, Capponi Editore, Ascoli Piceno, pag.355, selezionato dal Consiglio Regionale delle Marche per il Salone del Libro di Torino il 18 maggio 2013), in cui due capitoli, da pag. 114 a pag. 132, sono interamente dedicati alla marineria sambenedettese negli anni 1912 e 1918.

Nel 1912, su idea del Monsignor Sciocchetti, Parroco della Chiesa della Madonna della Marina di San Benedetto del Tronto, fu fornito di motore un battello porta-pesce, il “S. Marco”, che prelevava dalle paranze in alto mare il pesce, accelerandone la consegna a terra.

Nel 1918 fu tentata la posa di un motore più grande direttamente sotto una paranza. La descrizione di questi momenti riguarda la reazione delle persone storiche presenti, di cui alcune provenienti dai paesi vicini, quali Grottammare, Cupra Marittima, Porto San Giorgio, Ripatransone, Offida. Proprio da Offida proveniva la protagonista del mio libro, la piccola Maddalena, profuga da Gorizia. Frequentava San Benedetto del Tronto con la famiglia dell’offidano Dott. Gaspare Vannicola (donatore dell’Istituto Marino Permanente di Porto d’Ascoli per i bambini poveri), anche per effettuare delle sabbiature sugli arti doloranti della Signora Maria Vannicola, presso lo Stabilimento di Bagni e Cura, il primo dell’Adriatico, fondato nel 1865.

Ora, la partecipazione a questo Convegno mi ha consentito una riflessione sugli operatori balneari, riflessione che mi fa piacere partecipare a questo consesso, perché verte sulla psicologia e la storia nella gestione del turismo balneare.

La fascia costiera, come si sa, rappresenta il punto di incontro e, nello stesso tempo, di demarcazione, fra la terra ed il mare. Questa fascia, però, unisce e divide due elementi completamente diversi: l’elemento mare, che indica il movimento, l’ignoto, l’avventura, il nuovo, come pure il pericolo e la minaccia; l’elemento terra che rappresenta la stanzialità, la tradizione, la storia, il vissuto dei nostri antenati; in sostanza, la stabilità, la sicurezza nella normalità.

La spiaggia stessa, mediante la sabbia, evidenzia e rende plasticamente il concetto di transizione fra le due zone. Essa non è più mare, ma ne conserva un po’ la caratteristica di fluidità; non è completamente terra perchè molto leggera, ma non ha la consistenza, la compattezza della terra ferma. La spiaggia è un prodotto singolare delle onde, che la lambiscono, la accarezzano, trasfigurandola.

Questa particolare fascia, però, continua ad essere sempre sotto il dominio del mare che con le maree, le mareggiate, gli assetti climatici se ne rimpossessa ogni volta, restituendola poi con puntualità di volta in volta. Questa restituzione,questo dono eccezionale del mare, questa fascia “delicata” deve essere gestita da persone particolari come gli operatori balneari. Il loro medesimo essere è variamente composito. Si è costituito grazie ad eventi, relazioni, acquisizioni che riguardano la terra ferma e, dall’altra parte, le conoscenze conseguite tramite il coinvolgente rapporto con il mare. Diversi bagnini erano stati pescatori, marinai, navigatori, i quali, cessando quelle attività, non si erano definitivamente allontanati dal mare, che invece continuavano ad osservare dalla riva, riconoscendone a colpo d’occhio gli umori, le intemperanze, ma anche le potenzialità e la ricchezza.

Queste persone presentavano anche nel fisico i tratti che derivavano dal continuo contatto con il mare e con il sole. Portavano, cioè, segni quali, ad esempio, una forte muscolatura ed una decisa abbronzatura. (Ai primi del ‘900 i bagnanti, specie le donne, evitavano di abbronzarsi, considerando l’abbronzatura un aspetto volgare del fisico, tanto che le signore si riparavano sotto graziosi ombrellini e cappellini dalla ampie falde).

I bagnini apparivano un tutt’uno con la spiaggia di cui si occupavano, quasi identificandosi in essa, un elemento naturale fra tanti altri.

I villeggianti che venivano accolti da questo tipo di persone sentivano, confusamente a tutta prima, poi sempre più distintamente, che queste persone portavano in sé tutto un mondo che aveva origini lontane e che le contraddistinguevano: una maniera di rapportarsi schietta, forse anche un po’ rude, come in fondo richiede la vita di mare. Ma a questo tratto abbinavano un’antica forma di educazione, una cortesia riservata e contenuta, una forma di ammirazione e di rispetto verso i bagnanti, considerati per definizione più fortunati ed abbienti, circonfusi di un alone non solo di ricchezza ma anche di una spinta evoluzione. Anche una forma di sudditanza, a cui talvolta si contrapponeva una certa aggressività, ma più spesso stupore ed invidia verso il forestiero. Ricordiamo alcuni versi della poesia “Il marchigiano” di Giorgio Umani, che riporto per intero alla fine del mio libro “Maddalena Profuga per sempre”, nel punto in cui per i paesani si recita “… sempre pronti a coprire di fiori i padreterni che vengon di fuori”. (pag.347)

Oggi, fra i gestori delle strutture balneari, alcuni sono i diretti eredi dei primi “bagnini”, mentre altri, pur avendo origini diverse, si sono assimilati a chi li ha preceduti in questo ruolo e ne conservano il lascito materiale e spirituale.

Ho letto con molto interesse e vera emozione le differenti storie delle famiglie delle “Donnedamare”, che hanno dimostrato, non solo nell’appellativo che si sono assegnate, giocando sul doppio significato della contrazione e dell’abbinamento, ma sopratutto con le azioni, di essere a pieno titolo donne da mare e donne da amare. Queste donne hanno infatti lottato sia contro i pregiudizi dell’ambiente e perfino della propria famiglia, che per principio riservavano questo ruolo esclusivamente agli uomini, sia contro la propria fragilità femminile che hanno invece rafforzato con determinazione e costanza.

Una lotta coraggiosa, come fu effettuata dall'”eroina” del mio libro, Maddalena, profuga per sempre veramente, per non avere mai vuto un punto certo di approdo, la quale, sin dall’inizio del ‘900 e per quasi tutto un secolo, ha lottato contro “le tempeste” della sua vita e che per questo può essere definita ante litteram “Donnadamare”.

Le operatrici balneari hanno apportato in questo ruolo la sensibilità, l’intuito, l’accoglienza spontanea che sono caratteristiche proprie della personalità femminile. Dimostrando, cioè, quanto sia importante l’effetto del calore, non soltanto quello del sole e della sabbia, calore che cura il fisico, ma anche quello dell’anima che vibra in un determinato spazio balneare per l’accoglienza della persone che si affidano a loro per le vacanze, specie i bambini e gli anziani che hanno bisogno di maggior attenzione e perfino di vigilanza.

Oggi, però, gli operatori balneari si trovano di fronte ad un concetto di vacanza notevolmente cambiato. Un tempo nella vacanza c’era nella persona il desiderio di uno stacco dai paesi e dalle città di provenienza, quasi a realizzare uno spazio libero nella propria mente, e spazzar via, non fosse che per un breve periodo, i problemi, le richieste lavorative e le occasioni culturali e sociali che facevano parte della vita relazionale di ognuno. Oggi, in luoghi di resistenza più o meno estesi, gli impegni, le difficoltà di collegamento e di trasporto fanno sì che gli incontri amicali siano sempre più rari. La gente vive una quotidianità piuttosto arida e priva di emozioni, salvo quelle dei momenti di aggressività per l’eccesso di tensione, il cui scarico altera negativamente i rapporti. Per questo ora, mancando buone relazioni e sentendo uno stato di vuoto interiore, non esiste per il villeggiante necessità di crearlo materialmente anche nelle vacanze. Allora, i bagnanti ospiti di un albergo realizzano le esigenze di socializzazione e di informazione all’interno della medesima struttura, mentre la maggior parte delle persone che prendono in affitto un appartamento rischiano di restare nel loro isolamento familiare. In questo caso può essere compito dell’operatore balneare favorire delle occasioni di incontro e di giochi in spiaggia, preoccuparsi di affiggere delle locandine con indicazioni di vario genere, specie quelle sanitarie e di eventi culturali e folcloristici. Ciò, a tutto vantaggio anche della vitalità della cittadina ospitante. Per realizzare in tal modo le famose “Vacanze Intelligenti” che coniugano la cultura del fisico a quella dello spirito.

Questo atteggiamento degli operatori, rivolto non tanto e non solo all’efficienza materiale delle strutture gestite, quanto alla umana considerazione delle persone che hanno scelto un certo stabilimento al mare, costituisce la differenza. Da qui, la necessità e l’indispensabilità che ad essere concessionari degli stabilimenti balneari siano persone”storiche” del luogo, che portano sulla loro pelle lo stigma di questo ruolo, attraverso cui i clienti riescano anche a rafforzare la loro identità.

Una specie di ius soli balneare, il diritto del suolo balneare.

GRAZIELLA CARASSI

Psicoanalista, psicoterapeuta

San Benedetto del Tronto

(Ascoli Piceno)

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