Ancora un intervento a nostro favore

by • 22 giugno, 2013 • Ultime NotizieComments (0)684

Riceviamo e pubblichiamo.

Il Presidente di R.ete. Imprese Italia della provincia di Grosseto, Michela Hublitz, ci invia tramite il nostro delegato per la Regione Toscana Antonio Smeragliuolo il presente documento che nuovamente afferma come la Direttiva Servizi sia una lapalissiana ingiustizia nei confronti degli attuali concessionari e conduttori di BENI DEMANIALI MARITTIMI italiani.

 

L’Assessore al turismo della Regione Toscana Cristina Scaletti dichiara: “Ottenere l’esclusione delle concessioni balneari, proprio per le particolari peculiarità del settore, dalla direttiva”; il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi afferma: “Chi ha avuto l’idea con la Direttiva Bolkestein di mettere all’asta le concessioni balneari, o non conosce la nostra realtà o è un pazzo ubriaco da ideologia liberista che con la scusa della concorrenza vuole solo aprire la strada al grande capitale privato”; ed infine il presidente della ConfCommercio Carlo Sangalli asserisce: “Il turismo non è un campo d’azione residuale che, grazie alla storia e alla natura del Paese, può vivere “di rendita”. Oppure, dove al peggio, calare dall’alto provvedimenti come la tassa di soggiorno, o come misure in materia di concessione o canoni demaniali che rischiano di mettere in ginocchio il nostro turismo balneare”.

Ho voluto citare alcuni, tra i tanti, interventi di personaggi pubblici con l’intento di farmi interprete di una visione di insieme che cerchi di arricchire ed approfondire la questione. Le aziende balneari Italiane e anche tutte le altre esistenti sui terreni del demanio sono elementi sostanziali e vitali del nostro sistema economico e la Direttiva Servizi 123/2006/CE, la cosiddetta “Direttiva Bolkestein”, se messa in atto nella odierna formulazione, produrrebbe un dissesto notevole sia dal punto di vista sociale che economico su tutte le attività che sorgono sulle aree demaniali.
Tale Direttiva, infatti, annullerebbe e renderebbe vano il lavoro fin qui svolto dagli imprenditori italiani di questo segmento i quali, da sempre, hanno investito molto, sia in termini di opere realizzate sia in termini di professionalità acquisite, aiutando e determinando, anche nei momenti di crisi, la crescita del Paese.
Questi, negli anni e con fatica, hanno innalzato gli standard qualitativi della propria offerta, individuato progetti da sviluppare per creare servizi personalizzati e nuovi canali di commercializzazione, hanno saputo valorizzare gli elementi di tipicità dell’area raggiungendo la collaborazione tra i vari operatori per rafforzare il sistema economico territoriale.
Ed è stato lo stesso Paese a incentivare ed a spingere questo modello di investimenti che gli imprenditori del settore hanno effettuato per poter ottimizzare qualitativamente e quantitativamente le loro strutture attraverso mutui, iscrivendo ipoteche, rilasciando fideiussioni, chiedendo prestiti utilizzando cioè i classici strumenti, con tempi di restituzione molto lunghi, messi a disposizione dal sistema creditizio.
Gli istituti finanziari, infatti, non hanno, giustamente, avuto problemi a prestare al settore balneare, un segmento da sempre ritenuto solido e florido, ma oggi rimane l’incertezza di come potrebbe essere gestita in uno “Stato di Diritto” una richiesta di rientro a fronte della cessazione stessa di tali aziende.

Con l’applicazione della direttiva, dunque, si rinuncia ad un comparto turistico pensato e costruito sulla tradizione e sulla cultura Italiana.
Oggi la sensazione che raccolgo è la disperazione da parte dei titolari di tante aziende che hanno investito la propria vita in queste attività: sono almeno 30.000 le imprese italiane in questo stato e sono destinate a crescere, in relazione all’interpretazione che verrà data alla Bolkestein.

Un clima di indeterminazione e irrazionalità che l’Italia non merita!

Michela Hublitz

 

 

 

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