Il nostro turismo: ecco un’analisi ai raggi X

by • 24 novembre, 2010 • Ultime NotizieComments (1)4240

ROMA – Itb Italia offre a tutti gli associati e a tutti i lettori di Itbitalia.it un documento prodotto dal nostro Centro Studi.

L’elaborato, che pubblichiamo integralmente nel Pdf allegato, si basa sull’analisi di dati Istat, Doxa, Unioncamere, Banca d’Italia e Osservatorio Nazionale del Turismo, e analizza una serie di elementi indicativi dello stato del turismo balneare italiano in confronto ai turismi esteri e in confronto con lo sviluppo di altre forme turistiche in Italia.

In particolare sono stati analizzati:
– elementi statistici sulle presenze turistiche in Italia, a confronto con Francia e Spagna e sugli aspetti conservativi dei nostri circuiti turistici
– analisi della peculiarità di un turismo domestico  e delle opzioni dei turisti balneari nostrani
tipologia e motivazioni sulle scelte delle vacanze in Italia dei turisti stranieri basate su rilevazioni Doxa
– analisi del posizionamento delle diverse località turistiche italiane con dati su arrivi e partenze negli ultimi anni
– analisi dei rapporti fra turismo balneare e turismo delle città d’arte
– valutazione sui punti di forza e di debolezza del nostro sistema turistico balneare, sulle cose che piacciono e su quelle che non piacciono
– rilevazioni sulle esigenze di miglioramento e su quali servizi aggiuntivi vorrebbero i turisti italiani ed esteri
– valutazione dei programmi d’intervento pubblico e privato attesi dagli operatori turistici per migliorare i trend di sviluppo
riflessioni finali sul modello turistico possibile per una situazione  per le strutture disponibili in Italia.

DI SEGUITO L’ESPOSIZIONE INTEGRALE DEL LAVORO

INDAGINE SULLA GENESI E SUI TReND Della crisi del turismo balneare

Introduzione
Il turismo balneare è in realtà uno dei tanti turismi che arrecano benessere e sviluppo al nostro Paese, dal turismo d’arte e cultura a quello invernale, da quello business a quello naturista…, ma è in assoluto il turismo più importante.
Questo perché è forte il collegamento fra visite culturali e vacanze balneari: di fatto l’Italia è un unicum al mondo perché dotata di bellezze naturali, di condizioni climatiche e di giacimenti culturali di altissima qualità.
L’Italia è il paese al mondo con il maggior numero di siti UNESCO (43 su 878), e con circa 4200 musei, eppure, con il nostro sole e mare, è solo al quinto posto nelle classifiche mondiali come meta turistica privilegiata dopo la Francia, la Spagna, gli Stati Uniti e la Cina. Per una serie di cause che verranno analizzate in seguito, negli ultimi trenta anni è il paese che – fra le prime venti destinazioni turistiche – ha perso la maggiore percentuale di arrivi internazionali. Spia della crisi è, ad esempio, il fatto che nel 1980 l’Italia contava 8 milioni di visitatori meno che la Francia: nel 2007 il divario fra i due paesi è divenuto di 38 milioni.
Oltre alla perdita di appeal , è interessante notare che non c’è stata modifica in trent’anni, del circuito storico delle vacanze: i visitatori seguono oggi e seguivano ieri la rotta dorsale Venezia – Firenze – Roma affollando e rendendo insostenibile la vivibilità in queste città e trascurando le altre realtà turistiche e balneari..
Tutto ciò mentre, invece, il numero di visitatori nel Sud Italia è limitato, anche in estate, dove viene trascurato, così, il pur esistente 33% del patrimonio culturale: un patrimonio locato nel Mezzogiorno, dove il turismo dovrebbe essere favorito dalle migliori condizioni climatiche.
Ai nostri sistemi turistici, inoltre, sfugge ancora il concetto base che la sfida si vince anche grazie ai servizi presenti, che possono essere gli stessi dati ai residenti (come sportelli bancomat, o presidi sanitari, efficaci sistemi di mobilità interna per evitare affollamenti e caos sulle nostre strade, un sistema infrastrutturale degno di questo nome). Come anche quelli per lo svolgimento delle attività di svago durante le vacanze, che sono spesso sottovalutati. Infatti, la domanda turistica si dimostra sempre più attenta ad aspetti come: le attività sportive, il mangiar bene e il degustare prodotti tipici, gli eventi di richiamo culturali, religiosi, sportivi e musicali, che meritano uno sforzo promozionale maggiore e coordinato.
Il prodotto mare, che negli ultimi anni soffre la concorrenza internazionale, in termini di prezzi, di qualità offerta e di specializzazione, potrebbe invece ribaltare i pronostici e proporsi sui mercati indossando nuovi prodotti legati alla destagionalizzazione e basati su diverse risorse che attraggono turismi di nicchia, dai parchi naturali, alle infrastrutture sportive, ai tour culturali e artistici, al patrimonio enogastronomico.

Alcuni dati sul turismo balneare 2009
Prima di passare ai dati sui flussi turistici ecco alcune riflessioni sul processo di regionalizzazione in atto delle risorse del demanio pubblico: ciò vuol dire che passeranno dallo Stato ai nuovi Enti, qualcosa come 10.000 terreni, 5.000 chilometri di spiagge, 234 corsi idrici, 550 chilometri quadrati di specchi lacustri … Tutto questo avviene perché  lo Stato, non percepisce, dai beni del demanio marino, alcuna rendita reale (97 milioni di euro, spese di manutenzione escluse, per un patrimonio valutato in 3,2 miliardi) e, quindi, cedendo tale patrimonio ad altri, ridurrà i trasferimenti a chi li prenderà in carico e si toglierà anche le onerose (e finora del tutto sconosciute) spese di manutenzione.
Questo modificherà profondamente l’operato delle nostre 30.000 imprese turistiche balneari che muovono il lavoro di 200.000 addetti e di un numero indefinito di persone impegnate nell’indotto: bisogna fare qui riflessioni che, al momento esulano da questo studio.
Per tornare ad una analisi esaustiva della situazione di crisi del nostro turismo, si rammenta che nel 2009 il nostro turismo balneare ha generato un volume d’affari diretto di oltre 45 miliardi di Euro, a fronte dei 152 di tutto il settore Viaggi e Turismo. In molte regioni, specialmente al Sud, poi, il turismo costiero rappresenta la quasi totalità, degli ospiti, stimando le presenze costiere superiori, ad esempio, al 90% del totale delle presenze in Calabria!
Secondo stime ISTAT siamo vicini agli 877 milioni di giornate di visita nelle strutture alberghiere delle città balneari, dove le presenze non rilevate nelle strutture ufficiali sono più del doppio di quelle ufficiali e ancora più grande è il numero dei visitatori di un giorno.
Ecco comunque alcuni dati desunti dalle rilevazioni ISTAT e dalle analisi e dalla Banca d’Italia:
Il PIL turistico era di 152 mld di Euro nel 2009, e l’Italia si presentava settima, come fatturato turistico nel mondo ma è, però, quinta come meta scelta: indice questo di scollamento fra immagine attesa positiva e realtà di scelte penalizzanti.
In Europa siamo primi come numero di destinazioni prescelte con 9 scelte su 15 delle prime mete.
Nel 2009 si è avuto un incremento degli arrivi pari al +2 % a fronte del +4-5 % dell’incremento di quelli complessivi mondiali: segnale che cresciamo al metà degli altri e , quindi stiamo andando indietro…
Posti letto: nel 2008, in ambito balneare, si avevano 1,6 mln di posti negli hotel, distribuiti su circa 677.000 camere con un volume complessivo di disponibilità pari al 36 % dell’intero comparto alberghiero italiano
La disponibilità dei posti letto, è stata, nel 2009 , inoltre, di 2,5mln in quelli di B&B, camping e altre strutture simile, ma di ben 30 mln nelle seconde case!
Il Turismo Balneare ha avuto, nel 2009, il 33 % delle presenze turistiche totali e il 36 % dei posti letto totali (1,6 mln)
Nel periodo 1990/2008, le presenze turistiche in SPAGNA sono passate da 11.000 a 42.000 (in migliaia/anno), mentre la FRANCIA è passata da 14.000 a 38.000 e l’ITALIA solo da 10.000 a 31.000

Un turismo principalmente domestico
Il turismo balneare in Italia rappresentava nel 2006 il 43% circa delle presenze totali nelle strutture ricettive, di gran lunga l’ambito più importante, il 70% in più rispetto alle città d’arte, generando un volume d’affari diretto di oltre 45 miliardi di Euro.
È un turismo notevolmente concentrato, infatti le prime due regioni, Emilia Romagna e Veneto, si ripartiscono in parti uguali (25 milioni circa) quasi un terzo del totale e se vi sommiamo anche Toscana (17 milioni) e Campania (16 milioni), terze e quarte come dimensione dei flussi, si supera il 50%. In molte regioni, specialmente al sud, il turismo costiero rappresenta la quasi totalità, degli ospiti, potendosi stimare le presenze costiere superiori al 90% del totale in Calabria e in Sardegna, intorno all’86% in Liguria, al 78% in Calabria. Il dato delle strutture ricettive rappresenta soltanto una parte delle presenze costiere.
Lungo le nostre coste l’incidenza degli ospiti nelle seconde case, di proprietà, in affitto o presso parenti ed amici, è alta, così come non è da trascurare il numero di coloro che pernottano nelle aree di sosta attrezzate per gli autocaravan. Ma il turismo balneare non è solo costiero. Anche i comuni del primo entroterra, quelli dai quali è possibile raggiungere agevolmente il mare, sono ormai da considerarsi a tutti gli effetti balneari, avendo assorbito usi, costumi e tempi di quel turismo, mantenendo al contempo una qualità di vita e ambientale superiore, ma alimentando il flusso escursionistico verso il mare.
Rispetto ai parametri strutturali italiani il turismo balneare si mostra, però, poco internazionale e molto, troppo domestico: il 33% di stranieri contro il 50% delle restanti località. Il dato, vero in generale, non è però confermato a livello regionale dove spesso l’internazionalizzazione delle coste è più alta della media generale, come capita in Friuli Venezia Giulia (48% contro 31%) o in Basilicata (15% contro il 2%). La percentuale di stranieri sale oltre al 50% solo in Veneto (57%) per attestarsi poi tra il 48% del Friuli VG e l’8% del Molise.
Altre regioni costiere europee hanno valori di internazionalità più alti: in Spagna, nelle Baleari, la percentuale di stranieri che nel 2007 hanno pernottato nelle strutture ricettive è stata dell’87%, alle Canarie dell’82%, sulle coste dell’ Andalusia è stata del 51%. In Grecia, nelle isole dello Ionio, il tasso di internazionalità è vicino all’84%. Più vicina alle nostre realtà il dato della Provenza dove gli stranieri sono il 42%, con una percentuale però in calo, o di alcune province della Spagna come Huelva (27%) o Almeria (29%).
Le percentuali di presenza di presenza di stranieri nelle aree costiere italiane sono quindi mediamente più basse che nei paesi europei concorrenti, anche se è da valutare però se il dato si riferisce ad un’alta propensione del turista italiano a muoversi verso le coste, condizionato da abitudine e dalla morfologia dell’Italia, oppure se veramente è un prodotto con poco appeal nel mercato internazionale. Tra chi si reca al mare – un terzo degli italiani che vanno in vacanza, un quinto circa di tutti gli italiani – il 25% lo preferisce perché ne è amante, il 20% lo definisce rilassante, il 17% lo cerca per il clima favorevole, il sole e il caldo. Il 22% dei giovani tra i 15 e i 24 anni lo sceglie invece per le occasioni di divertimento. Pochi invece coloro che vanno al mare perché è una “vacanza tipica”: il mare attrae un turista italiano fortemente convinto delle motivazioni della scelta.
Il turista straniero, invece, manca all’appello del mare, un turista straniero che nelle destinazioni balneari è aumentato solo del 2%, ben distante dal dato degli italiani (3%) e, in ogni caso, sempre troppo poco, rispetto al trend di crescita degli altri paesi.

Quale turista straniero
Lo studio dell’internazionalità delle aree costiere ci segnala due tipi di turista straniero. Il primo, quello di “vicinato”, è presente sulle spiagge del nord est, principalmente a Caorle e a Iesolo, ma anche più a sud fino ai Lidi di Comacchio. Percentualmente importante, è assimilabile al turista italiano che si reca nelle stesse destinazioni e cresce allo stesso tasso, condizionando il dato generale. Un visitatore che potremmo definire Mitteleuropeo, che si reca su quello che diventa anche “il mare” dell’Austria e della Germania, soggetto alla concorrenza delle coste Croate, sensibile a grandi differenze di prezzo in momenti di crisi, ma che ritorna quando il risparmio non paga la differenza di qualità e, per qualche aspetto, l’abitudine. È un turista che si muove con i mezzi propri e che può essere trattenuto prestando attenzione alla qualità, al rapporto con il prezzo delle aree vicine, fino a quando non cambia atteggiamento verso la vacanza (destinazioni più lontane, ricerca di nuove attività o esperienze). Un secondo gruppo di turisti stranieri, che porta a tassi di internazionalizzazione superiori alla media, è quello che si reca nelle aree di “glamour”, famose da tempo come icone del turismo italiano: Capri, la penisola sorrentina e la costiera amalfitana, Taormina e Giardini Naxos, con trend diversi di crescita nel medio termine, confermano la fama di qualcuno (Capri, Giardini Naxos) e la difficoltà di altri (Sorrento, Cefalù, Taormina).
Tra le destinazioni non storiche, poche possono mostrare tassi di internazionalizzazione più alti della media, ma quelle che lo fanno hanno anche avuto tassi di crescita tra i più alti: le Cinque Terre, + 46% di stranieri, Arzachena (+ 43% ), Olbia (+ 38%). Nel 2008 le prime indicazioni mostrano però un turismo balneare in crisi con diminuzione leggermente più alta di italiani che non di stranieri e cali delle presenze che, a seconda delle aree, anche in funzione del livello di internazionalità, possono andare dal –3% al – 10%. Segnale di allarme anche nei confronti di un turismo che in generale non mostra segnali incoraggianti.

Riflessioni per una scelta
Il Country Brand Index 2008, nel confermare la capacità della destinazione Italia nel mantenere la sua posizione nel mercato della “notorietà”, collocandola al quarto posto in una teorica classifica, rileva per ognuno dei 30 fattori che determinano la posizione le prime dieci nazioni. In questa classifica l’Italia occupa il primo posto per arte e cultura e per gastronomia, il secondo per storia e desiderio di ritorno, il quinto come luogo ideale per intraprendere attività imprenditoriali e per qualità dei prodotti, il sesto per visibilità nel 2007, il settimo per shopping, il nono per facilità di spostamento e desiderio di estendere i viaggi d’affari, il decimo per accoglienza della popolazione e diversificazione dell’offerta per fasce d’età. In molte altre classifiche però il nostro paese non è presente e tra queste quella delle spiagge intatte e incontaminate, delle bellezze naturali, del riposo e relax, della vita notturna. In poche parole, l’analisi conferma che, nell’immaginario del turismo internazionale, l’Italia è poco riconosciuta come destinazione balneare, ma è molto riconosciuta per il patrimonio storico artistico, per le produzioni e per lo shopping: fattori in grado di trattenere anche chi vi transita per lavoro.
La scelta della caratterizzazione culturale e territoriale, attraverso gli elementi che rendono unica l’Italia, paga, e i dati di aree come le Cinque Terre, Capri, Giardini Naxos lo confermano nella misura in cui hanno mantenuto tali elementi al centro dell’offerta, senza cedere alla seduzione di altri fattori di richiamo che hanno sostituito alla sostanza dei patrimoni culturali mode passeggere. I dati in generale mostrano due nuclei di aree in crescita nel medio – lungo termine. Il primo è composto da zone limitate e ben definite dove avviene una forte caratterizzazione sulle risorse tipiche locali. È il caso delle Cinque Terre, della costa livornese, di molte località della Puglia e della Calabria (nel lungo termine in alcune aree può essersi manifestata anche una sensibile emersione del sommerso). Il secondo nucleo è quello della costa adriatica che riesce a riproporre il prodotto tradizionale espandendo il territorio coinvolto, ma allo stesso tempo aggiornando e rivedendo la proposta, adeguandola al target acquisito che si evolve e modifica le richieste. Le difficoltà sembrano essere maggiori nelle zone un tempo principale se non unico riferimento delle grandi aree urbane, dalle quali dipendevano fortemente, magari con caratteristiche di “moda” o di “distinzione sociale”. È il caso della Riviera ligure per Milano e di alcune parti della costa laziale per Roma. Anche in queste aree, come nella maggior parte di quelle in difficoltà, la tendenza è dovuta in parte ad una minore crescita degli arrivi, che nel medio termine nelle località marine crescono di dieci punti percentuali meno che nel resto d’Italia, ma ancor di più alle presenze che in cinque anni sono aumentate solo del 2%. Una crisi quindi di arrivi, aggravata dalla presenza media in netta diminuzione. Per il turismo italiano, affezionato alle coste nazionali, il fattore di crescita, sempre secondo il Country Brand Index 2008 si chiama qualità: dell’ambiente, delle attività, delle infrastrutture, dei servizi pubblici e dell’accoglienza, elemento che esce ancora troppo debole da alcune rilevazioni. Parimenti l’indice rileva carenze nelle strutture per il tempo libero, problemi di trasporti e mobilità, costi elevati e carenze nei servizi, individuando aree di intervento nella promozione della conoscenza della zona, nel miglioramento di strade e infrastrutture, nella realizzazione di eventi in grado di attrarre visitatori…
Nel contesto internazionale altre destinazioni mostrano segni di difficoltà, anche in aree spesso indicate come esempi: Canarie e Baleari ad esempio mostrano un andamento tendenziale peggiore di diverse destinazioni italiane. Il mercato internazionale può essere un riferimento per lo sviluppo del turismo balneare, ma occorre definire un percorso strategico e uno d’immagine. Il percorso strategico consiste nel definire il modello e nell’organizzare infrastrutture e servizi.

Il posizionamento delle località marine nelle statistiche ufficiali
In questa prima analisi sul settore i valori riportati fanno riferimento ai dati rilevati, nel 2008, presso le strutture ricettive ed alla classificazione utilizzata dall’ISTAT nelle “Statistiche sul Turismo” con la variabile identificata come “tipo di località”.
Rispetto alle altre risorse il turismo balneare si caratterizza per la prevalenza di flussi nazionali: più del doppio di presenze rispetto alle città d’arte, e una percentuale di oltre 10 punti superiore alla media nazionale. Di contro gli stranieri che a malapena raggiungono i due terzi di quelli delle Città d’arte, evidenziano come il richiamo mare sia meno forte e meno caratterizzante di altri prodotti italiani a livello internazionale. Un ulteriore elemento di distinzione del turismo balneare è la predisposizione al soggiorno nelle strutture extralberghiere (40% delle presenze) più alta di sette punti percentuali della media nazionale, valore secondo solo alla risorsa lacuale (51%, similare nella forma ma ridotta nell’estensione e condizionata dalla struttura dell’offerta).Quanto visto sopra rappresenta il peso del turismo balneare a livello di macro area. Ma quanto incide tale risorsa all’interno di ogni regione? In quale misura si dimostra importante per l’economia turistica locale? I dati mostrano una notevole variabilità, influenzati dalla lunghezza della costa rispetto alla superficie della Regione e dalla presenza di altri richiami. Secondo i dati ufficiali risulta così all’ultimo posto come importanza del turismo balneare il Lazio, con il 6% totale delle presenze, preceduto dalla Basilicata con circa il 9% e dalla Puglia, dove il valore però è notevolmente superiore (28%). Particolarmente significative invece le percentuali per Liguria, dove arriva all’86% del totale, Emilia Romagna (68%), Calabria (63%) e Friuli Venezia Giulia (60%). Nel Veneto invece, nonostante sia la regione che occupa il secondo posto come presenze balneari sul totale italiano, il peso del turismo balneare è solamente del 32%.

Evoluzione delle presenze delle località marine nelle statistiche ufficiali
Nel decennio 1997 – 2007 le presenze nelle “località marine” sono passate da 97,3 milioni a 119,6 milioni, una crescita del 20% circa, inferiore di otto punti percentuali alla variazione delle presenze in tutta Italia. Negli arrivi invece la dinamica è stata opposta, anche se con valori più contenuti: nelle località marine la crescita è stata del 27% mentre a livello nazionale il valore è di mezzo punto percentuale superiore. La diminuzione della durata dei soggiorni è un fenomeno generalizzato, figlio del XXI secolo, che tuttavia in ambito marino sembra essere meno accentuato. Qui, tra il 1997 e il 2001, la permanenza media passa da 5,7 a 5,9 notti, per scendere a 5,5 nel 2007. In ambito nazionale, negli stessi intervalli di tempo, prima cresce da 3,8 a 4,3, per calare nel 2007 a 3,9. Un calo del 7% a livello nazionale contro il 5,5% della risorsa mare.
Le presenze nelle destinazioni marine italiane si sono mostrate in affanno rispetto alla restante parte d’Italia solamente negli ultimi anni. Fino al 2000 l’andamento delle prime è stato più positivo, nel periodo 1997 – 2003 i valori di sintesi sono pressoché uguali mentre dal 2003 le due curve tendono a distanziarsi, fino a mostrare nell’intero periodo oltre 10 punti di differenza nella crescita, maturati esclusivamente in due anni. Il dato, anche se condizionato da elementi esogeni e contingenti come il fattore climatico, mostra valori troppo alti per non destare preoccupazioni ed interrogativi. Nel 2007 c’è stato un ulteriore accentuarsi di questo “distacco” ed i dati del 2008 e le prime stime del 2009 sembrano confermare tassi differenti di crescita, a svantaggio del comparto marino.

Arrivi e presenze nelle località marine nelle statistiche ufficiali
Il peso degli arrivi del comparto marino sul totale italiano non cambia sostanzialmente tra il 1997 e il 2007, dopo avere raggiunto un massimo nel 1999 (25%). Per le presenze invece si segnala una diminuzione, scendendo da circa il 34% al 31,8% del 2007, con un massimo di 34,5% sempre nel 1999.
Nel lungo termine (1997 – 2007) la differente dinamica è da imputare in modo preponderante alla componente straniera che nel decennio ha visto una crescita inferiore alla metà del resto d’Italia. Il dato non è da riferire ad un problema delle destinazioni marine che hanno, anzi, aumentato gli arrivi in maniera superiore, ma all’aumento della permanenza media degli stranieri nelle altre destinazioni italiane. Il valore di questa permanenza passa infatti da 2,8 a 3,5 notti, mentre sul mare denuncia una crescita minore: da 5,3 a 5,4 notti. Una lettura di medio termine (anni 2002 – 2007), tuttavia, mostra un quadro ben diverso con deficit in tutte le componenti, ma con una situazione nettamente più grave per gli stranieri, che mostrano un lieve incremento degli arrivi (2%) e diminuzione di oltre il 4% delle presenze, contestualmente ad una crescita superiore al 22% degli arrivi ed al 19% delle presenze nelle restanti parti di Italia. Il dato sembra mostrare uno scollamento tra le destinazioni marine e i valori di richiamo tipici della destinazione Italia, riscontrabili nelle città d’arte o in altri contesti valorizzati dai patrimoni culturali materiali ed immateriali, e da una qualità della vita che la concentrazione turistica estiva sulle nostre coste non riesce ad assicurare. Anche per gli italiani le destinazioni non marine crescono in maniera più forte sia come arrivi (18% contro 13% circa) sia come presenze (8% contro 5% circa).
Una lettura dinamica di lungo termine delle presenze per origine nelle località marine e nel resto di Italia mostra chiaramente che il flusso domestico verso le prime ha seguito un andamento abbastanza costante negli anni, seppur con un calo dei tassi di crescita dopo il 2000. La differenza sensibile è data dalle presenze degli stranieri che, dopo il calo diffuso seguito al 2001, nelle località marine hanno avuto un cenno di ripresa solo a partire dal 2006, attestandosi, ormai sui valori dell’inizio decennio, mentre nel resto d’Italia la ripresa è stata subito sensibile, superando già nel 2005 i valori precedenti.
I tassi di variazione annui confermano la difficoltà del turismo straniero nelle località marine che, dopo la crisi generalizzata del 2001, non ha saputo riprendersi, mostrando anche nei tre anni seguenti una diminuzione di presenze. Le grandi crisi hanno sempre rappresentato un momento di accelerazione dei cambiamenti, anche nelle modalità di consumo, e di sconvolgimento delle situazioni più deboli. È probabile che il prodotto balneare in Italiano abbia mostrato la sua debolezza in particolare sulle fasce di mercato non tradizionali legate a quel che rimane della tradizionale “villeggiatura”.

Arrivi e presenze nelle località marine nelle statistiche ufficiali
Il settore marino si caratterizza fortemente per un elevato peso di pernottamenti nelle strutture complementari, in particolare in quelle classificate come campeggi e villaggi turistici. La percentuale di notti trascorse negli alberghi nel 2007 è del 61%, contro il 71% del resto dell’Italia. La differenza è leggermente più marcata per gli stranieri (60,2% contro 71,9% circa) che non per gli italiani (60,6% contro 69,8%). Il trasferimento dalla ospitalità alberghiera a quella complementare, fattore che connota tutto il turismo nazionale, è più marcato nelle località marine che nel resto d’Italia. La percentuale di pernottamenti nelle strutture alberghiere che nel 1997 era del 66%, è calata del 9% circa (7% per gli italiani e 13% per gli stranieri), contro il 4% della restante parte d’Italia (era il 73% nel 1997).
Gli italiani hanno mostrato un lieve costante aumento nelle strutture alberghiere, crescendo del 13% tra il 1997 e il 2007, mentre in quelle extralberghiere sono aumentate del 35% al 2003, per poi calare e raggiungere il picco massimo degli ultimi dieci anni, proprio nel 2007. Gli stranieri invece sono cresciuti meno degli italiani nelle strutture alberghiere (9% in dieci anni), con una partenza più forte (crescita dell’11% tra 1997 e 001) e poi un calo. Analoga la dinamica delle presenze nelle strutture complementari ma on valori più grandi: crescita del 68% tra il 1997 e il 2001 e successivo calo di 20 punti percentuali, con un minimo nel 2004 e ripresa a partire dal 2005 fino a registrare nel 2007 un aumento decennale del 57%.

Il prodotto mare italiano: comportamenti ed opinioni degli italiani adulti (di 15 anni ed oltre) che vanno in vacanza al mare o fanno altri tipi di vacanze
I dati seguenti sono stati rilevati dalla Doxa nel mese di maggio 2008 in un’indagine basata su 2.021 interviste telefoniche fatte ad un campione nazionale di adulti e giovani, di 15 anni ed oltre, a cui sono state poste molte domande sui comportamenti di vacanza nell’ultimo anno, sui tipi di vacanze fatte, sui tipi di vacanze preferiti e sul livello di interesse per alcuni tipi di vacanze ed attività nel tempo libero (anche per ciò che riguarda le attività culturali).
Una prima risposta è che se potessero scegliere, a parità di tutte le altre condizioni (il costo, il tipo di albergo, il periodo dell’anno, ecc.), per una vacanza di sette giorni in Italia, quasi due terzi (64% degli intervistati) preferirebbero andare per una settimana d’estate al mare e 18% in montagna, mentre quasi altrettanti (17%) preferirebbero fare un viaggio per visitare una regione o una città d’arte.
Le risposte date sui tipi di vacanze preferiti, confermano i dati sui comportamenti dell’ultimo anno, con un deciso orientamento verso le vacanze estive al mare, con un rapporto di 5 a 1 fra mare e montagna per il più lungo (o per il solo) periodo di vacanza dell’ultimo anno ed un rapporto di 3,5 a 1 fra mare e montagna considerando le preferenze dichiarate dagli adulti che fanno periodi di vacanza.
Sempre secondo la DOXA, i residenti nei grandi centri urbani, con più di 100.000 abitanti, pesano per il 29% nel segmento vacanze marine, per il 27% per le vacanze montane e per il 24% per le vacanze culturali. I piccoli comuni, con meno di 10.000 abitanti, rispettivamente pesano per il 27% per il mare, 31% per la montagna e 25% per le città d’arte. Agli intervistati dalla Doxa, che avevano fatto, nel corso dell’ultimo anno, periodi di vacanza lunghi sono stati proposti 16 aspetti di una vacanza, con l’invito ad indicare, per ciascuno degli aspetti considerati, il proprio livello di interesse. utilizzando una scala a quattro posizioni (molto, abbastanza, poco o per niente interessato).
Sono stati rilevati: n livello di interesse elevato per quattro aspetti: .
1. acquisti di prodotti alimentari tipici e vini della regione (media 7.6) (42% “molto interessati” e 44% “abbastanza interessati”)
2. pasti nei ristoranti tipici e gastronomia della regione (media 7.4) (39% “molto interessati” e 43% “abbastanza interessati”)
3. escursioni nelle località vicine, con visite culturali (media 6.9) (36% “molto interessati” e 38% “abbastanza interessati”)
4. attività serali, nel luogo di vacanza (media 6.8) (29% “molto interessati” e 49% “abbastanza interessati”)
Un livello di interesse intermedio per due aspetti:
5. visite guidate nella natura ed escursioni, a piedi o in bicicletta (media 5,9) . (21% “molto interessati” e 43% “abbastanza interessati”)
6. acquisti di prodotti artigianali locali (media 5.9) (18% “molto interessati” e 46% “abbastanza interessati”)
Un livello di interesse minore, ma comunque consistente, per i tre aspetti seguenti:
7 attività di pescaturismo (con escursioni in mare e pasti sulla spiaggia o in barca) (media 5.0). (19% “molto interesse” e 25% “abbastanza interesse”)
8 possibilità di praticare uno sport in vacanza (media 4.9) (12% “molto interesse” e 36% “abbastanza interesse”)
9 frequenza a corsi e lezioni, anche per conoscere alcuni aspetti della vita nella zona (media 2.1) (1% “molto interesse” e 16% “abbastanza interesse”).
Quasi due quinti (37%) degli operatori intervistati hanno indicato spontaneamente anche altre attività, a cui i visitatori si interessavano (o a cui potrebbero interessarsi, se le attività indicate venissero offerte): il 5% si interessavano ad attività comuni serali, il 4% attività sulla spiaggia, il 4% alla ricerca di un ambiente tranquillo e rilassato, il 3% a manifestazioni culturali in loco, l’1% a sagre e degustazioni di vino, l’1% attività e servizi nei centri benessere.
Solo 12% degli intervistati hanno segnalato un diffuso interesse ed una domanda potenziale piuttosto elevata per attività sportive; più spesso per la vela, per il ciclismo e la mountain bike e per il tennis. Le proposte relative all’organizzazione di attività serali nella zona, a cui è stato attribuito un interesse elevato dal 28% degli intervistati, si concentrano sulle discoteche e, in generale, sul ballo (60% degli operatori che hanno considerato questo aspetto), su musica e concerti (53%) e su cene al ristorante (45%).

Punti di forza e punti di debolezza attribuiti alle località considerate degli operatori turistici
Sono stati indicati dagli operatori turistici in media quattro fattori (punti di forza), che possono fare preferire le destinazioni considerate per un soggiorno balneare. Nella grande maggioranza dei casi sono stati indicati il mare e le coste (75%), le bellezze naturali ed il paesaggio (70%), la cucina (41%), il clima (36%), il senso dell’ospitalità e l’accoglienza dei visitatori (25%), il patrimonio storico e artistico, l’arte e la cultura (28%). Oltre un terzo degli intervistati hanno ricordato anche l’accessibilità della destinazione (19%), perché la località non è lontana dal luogo di residenza (per i turisti italiani) e per la qualità dei collegamenti, in aereo o con altri mezzi di trasporto, ed anche la possibilità di spostarsi nella zona (14%). 21% hanno segnalato la qualità degli alberghi, 10% le strutture extralberghiere e 14% le opportunità nel tempo libero.
Quasi tutti gli intervistati hanno ricordato anche punti di debolezza delle località in cui operavano. In media, sono stati indicati due aspetti negativi, fra cui più spesso, da quasi un quarto (24%) degli intervistati, la mancanza di divertimenti; il 18% ha lamentato i prezzi elevati delle strutture ricettive e dei servizi collaterali, il 16% le difficoltà di spostamento nella zona e l’11% la distanza e le difficoltà di accesso; il 9% ha lamentato un’offerta limitata nella bassa stagione, perché alcune strutture chiudono ed altre restano aperte, ma con tariffe vicine a quelle dell’alta stagione (l’8%), la mancanza di collaborazione degli operatori turistici, anche nei rapporti con le agenzie di viaggi e con i T.O. (il 5%), le carenze delle strutture alberghiere (6%), la scarsa offerta di alberghi e di strutture extralberghiere (il 7%), la mancanza di igiene urbana e la scarsa cura del territorio (il 3%) e la microcriminalità; il 7% hanno segnalato anche problemi relativi al patrimonio artistico (luoghi di visita chiusi o male segnalati).

Forme di intervento pubblico e privato considerate più utili dagli operatori per promuovere il turismo nella zona
Gli operatori intervistati hanno indicato in media tre settori (aree di intervento), in cui le Regioni e gli Enti Locali (Province e Comuni) dovrebbero impegnarsi, per promuovere il turismo nella zona; il 41% ha auspicato soprattutto interventi nell’area della viabilità e dei trasporti, quasi altrettanti (38%) un’offerta più ricca e diversificata (attività culturali, spettacoli musicali, mostre, sagre, ecc.), il 22% una maggiore offerta di servizi turistici anche nella bassa stagione, il 18% investimenti in Internet, per poter rispondere meglio alle attese di informazione dei visitatori. Inoltre, il 15% ha chiesto un maggiore impegno per la valorizzazione delle visite ai musei e, in generale, dei beni culturali, il 12%, più cataloghi e più documentazione turistica sulla zona, l’11% corsi di formazione del personale ed altrettanti (11%) corsi di lingue, il 9% incentivi per il miglioramento delle strutture alberghiere, il 9% viaggi di “familiarizzazione”, per una migliore conoscenza della zona, da parte del personale dei Tour Operator e delle agenzie di viaggi, il 10% la realizzazione di porti turistici o di nuovi posti barca nei porti già esistenti.
Anche dai privati, cioè dalle associazioni di categoria e da singoli imprenditori o gruppi di imprenditori, gli operatori si attendono alcune forme di intervento per lo sviluppo turistico e la promozione della zona, simili a quelle già indicate dagli intervistati per gli enti locali: più investimenti pubblicitari, in Italia ed all’estero (26%), maggiore diversificazione ed arricchimento dell’offerta, con attività culturali, mostre, festival e sagre (23%), investimenti in Internet (19%), miglioramenti delle strutture alberghiere (16%), offerta più completa in bassa stagione (25%), corsi di formazione e corsi di lingue per il personale degli operatori locali (15%), cataloghi e documentazione turistica (8%), viaggi di informazione (conoscenza dei luoghi), per il personale delle agenzie di viaggi e dei Tour Operator. (7%). Quasi metà degli intervistati hanno fornito anche altre indicazioni sull’offerta turistica e sulla promozione della domanda.
Quasi due quinti (37%) degli operatori hanno voluto fare, alla conclusione dei colloqui, osservazioni e proposte in merito alla possibilità di promuovere la domanda turistica della località. Questi intervistati hanno chiesto più spesso maggiore impegno per la conoscenza e l’immagine del luogo, anche per ciò che riguarda il patrimonio artistico e culturale (10%) ed una migliore organizzazione turistica, con un’offerta più ricca e diversificata di eventi culturali, fiere, sagre e manifestazioni eno-gastronomiche (10%), il miglioramento della viabilità e di altre infrastrutture (8%), iniziative utili per allungare la stagione estiva, con alberghi ed altre strutture aperte più a lungo e con offerte promozionali nei mesi di minore affluenza (4%), il contenimento dei prezzi (5%), una maggiore attenzione degli enti locali ai problemi del turismo, con una minore burocrazia (4%), una maggiore offerta di attività e motivi di interesse per i giovani (4%), una maggiore attenzione alla cura ed alla protezione dell’ambiente (4%), l’aumento dei parcheggi (2%) ed il miglioramento di altri servizi collettivi (2%).

Mare, servizi e turismo
La vacanza balneare si connota, quindi in Italia, specialmente negli ultimi anni, dalla ridefinizione dello stabilimento balneare visto come punto di riferimento per le famiglie e per le attività di valorizza dell’animazione e per la diversificazione delle vacanze sempre più attive e movimentate, con attività ludiche (giochi) e di intrattenimento (balli), attività sportive, organizzate e non…
A fronte, pertanto delle carenze sopraesposte, la crisi del turismo può essere combattuta puntando sui punti di forza, quali, il rapporto col territorio, l’arte e la cultura e, soprattutto, la qualità dl personale di contatto.
Qualità questa essenziale nella realtà italiana, soprattutto in quella balneare perché non possiamo contare su giganteschi resort di tipo messicano, né su servizi tecnologici avanzati, non su una diffusa conoscenza delle lingue da parte degli operatori e neanche, ahimè, su un “sistema paese” bene organizzato…
Il nostro “brand” turistico si basa sul clima favorevole, sulla cucina nota in tutto il mondo, sull’offerta culturale, sulla varietà dell’intrattenimento e soprattutto sul calore dell’accoglienza, sulla gentilezza e sull’apertura verso gli altri, sullo spirito e sulla qualità delle relazioni umane tipiche della nostra Italia.
Nel settore turistico balneare un buon rapporto col cliente, un’accoglienza sorridente, un’attenzione immediata sono, davvero, alla base del successo: un cliente soddisfatto è un cliente che tornerà, un cliente insoddisfatto è un cliente che se ne andrà altrove!
La vacanza al mare ha subito il cambiamento del modo di praticare “il turismo”, un cambiamento nato dalle nuove esigenze di consumo in maniera più marcata, più attenta al benessere e ai servizi da spiaggia. Quella che prima era una scelta basata sulla piacevolezza paesaggistica, sulla struttura del territorio, sulla peculiarità urbanistica, è ora basata su molteplici parametri di classificazione e quindi di scelta. Il “dove” ha lasciato più spazio al “cosa” e al “come fare”, specchio delle tendenze che vengono classificate come “turista informato e consapevole delle proprie esigenze” o come “consumo post moderno”. E questo deve essere uno spunto di riflessione profonda per gli operatori del sistema turismo balneare italiano!

CENTRO STUDI I.T.B. Italia

RIFERIMENTI BIBILOGRAFICI

Sono qui indicati solo alcuni dei documenti da cui sono stati ricavati i dati riportati nella relazione

Documenti ISTAT 2007, 2008, 2009
“Il valore turismo: un’opportunità chiamata Italia”, Ed. Daily Real Estate, autori Pelliccioli e Luraschi
Analisi dell’ONT (Osservatorio nazionale sul Turismo) in collaborazione con DOXA
Relazione 2009 della Banca d’Italia: “Il turismo incoming ed outgoing”, da “indagineturismo@bancad’italia.it “
Relazione ONT del 22/7/2010: “Le tendenze del turismo italiano negli ultimi 10 anni”
Rapporto 10/2009 dell’Istituto Nazionale di Ricerca sul Turismo
Relazione ONT del 13/5/2010: “vacanze fra costa e cittàd’arte”
Relazione Unioncamere-ISNART del 21/6/2009: “Indagine su prenotazioni e presenze nelle aree turistiche”
Relazione Unioncamere-ISNART del’1/1/2009: “Il turismo balneare in Italia, modelli, strategie e performances”

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One Response to Il nostro turismo: ecco un’analisi ai raggi X

  1. palestini scrive:

    Complimenti, finalmente uno studio attento e particolareggiato sul nostro turismo balneare.
    Dati e non chiacchiere, è quello che serve per capire i problemi
    f. palestini

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