Federalismo e demanio, ecco le proposte Itb
Pubblicato in 03. set, 2010 da admin in Italia
La nostra associazione ha proposto già al Governo alcuni accorgimenti all’interno del decreto attuativo del federalismo demaniale. Li riproponiamo
ROMA – Ah, il federalismo, questo sconosciuto lascito del nostro Cattaneo! Dopo più di 100 anni, è giunto il momento della sua applicazione nell’ambito della gestione dei beni demaniali.
“Federalismo” e “demanio”, in realtà, sono due concetti non facilissimi da capire, ma per noi è giunto il momento di fare chiarezza, anche perché questi due concetti ci interessano molto da vicino.
Come molti sanno, infatti, il Codice Civile del 1942 stabilisce che spiagge, porti, acque pubbliche, caserme e via dicendo, appartengono alla Stato e sono gestiti dal demanio, ma la nostra Costituzione, ha introdotto, in tempi recenti, anche il concetto di Regioni, Province e Comuni come gestori della cosa pubblica e, quindi, anche delle proprietà demaniali.
Ciò vuol dire che, per quello che ci riguarda, potrebbero passare dallo Stato ai nuovi Enti, qualcosa come 10.000 terreni, 5.000 chilometri di spiagge, 234 corsi idrici, 550 chilometri quadrati di specchi lacustri, il tutto lasciando perdere caserme inutilizzate, miniere, piccolo aeroporti, migliaia di immobili vari…
Tutto questo perché lo Stato, non percepisce, da tutte questi beni, alcuna rendita reale (237 milioni di euro, spese di manutenzione escluse, per un patrimonio valutato in 3,2 miliardi) e, quindi, cedendo tale patrimonio ad altri, ridurrà i trasferimenti a chi li prenderà in carico e si toglierà anche le onerose (e finora sconosciute) spese di manutenzione.
Ecco, allora, che il Parlamento fra poche settimane dovrà trasformare in Decreto attuativo, la Legge che definirà i contorni e le responsabilità, in termini operativi dei nuovi Enti gestori, Enti che dovranno mettere a redito questi beni.
Questo è particolarmente importante per noi, perché mentre oggi le Regioni non hanno interessi particolari a sviluppare il turismo balneare, in quanto i canoni di concessione delle spiagge (97 milioni di euro) vanno tutti allo Stato, domani, con il passaggio di tali concessioni a loro, saranno portate a credere nello sviluppo e ad investirci sopra… o così almeno si spera! Perchè mettere a reddito vuol dire fare fruttare, non vendere per fare cassa (cosa che dovrebbe essere proibita..), ma è forte il rischio che Regioni e i Comuni, da parte loro, cercheranno, se in crisi finanziaria, di far fruttare questo patrimonio, aumentando i canoni, cambiandone la destinazione d’uso, o semplicemente vendendoli.
L’Agenzia del Demanio ha già pubblicato l’elenco dei beni disponibili ed entro il 21 Dicembre regioni ed Enti locali dovranno indicare quali beni intendono prendere a carico proprio.
Ecco, allora che diventa di primaria importanza, per noi imprenditori del settore turistico balneare, difendere, in maniera assoluta ed in tutte le sedi, l’attuale destinazione d’uso dei nostri stabilimenti balneari!
Da una parte, quindi dovremo fare, tutti insieme una forte pressione a livello politico e sociale, nazionale e locale, e dall’altra ricordarci che la legge prevede consultazioni pubbliche che potranno divenire vincolanti per tutte le amministrazioni!
Da tutto ciò emerge con chiarezza che la via d’uscita non può che essere quella indicata nelle proposte che la nostra Associazione ha già avanzato ai nostri esponenti governativi: ovvero, la tutela degli operatori balneari italiani attraverso l’inserimento di alcuni accorgimenti all’interno del decreto del 17/12/2009 attuativo del federalismo demaniale. Tali accorgimenti prevedono, nell’art. 4, dopo il comma 1 l’inserimento dei seguenti commi 1 bis e 1 ter:
1 bis: “I tratti di arenile esistenti nell’ambito del demanio marittimo e su cui insistono strutture che siano o no acquisite allo Stato ove, indipendentemente dalla natura o dal tipo di impianto realizzato, si svolgono attività che abbiano perso le caratteristiche di demanialità, sono da ritenersi trasferite alle regioni a titolo di patrimonio disponibile. Al privato cittadino che risulti già titolare di una concessione esistente nell’area interessata è riconosciuta la facoltà di proporre, senza limiti di tempo, domanda per l’acquisizione dell’area stessa. Qualora sull’area interessata insista un’opera pertinenziale acquisita allo Stato, al cittadino è altresì riconosciuta la facoltà di riscattare la medesima struttura.”
1 ter: “Sono da ritenersi prive del carattere di demanialità, ai fini dei commi precedenti, le aree ove insistono opere in cui si svolgono esercizi di ristorazione o somministrazione di alimenti e bevande, esercizi commerciali, attività ricreative o sportive e, in generale, tutte quelle attività che presentino un carattere di autonomia rispetto al pubblico uso del mare strettamente connesso alla balneazione così come individuate dalla legge n. 135 del 29 Marzo 2001 nonché secondo le modalità previste secondo i rispettivi piani regolatori comunali”.
Questa è la proposta che abbiamo avanzato al Governo e alle istituzioni interessate qqui aspettiamo una risposta importante!
Importante perché siamo davanti ad un bivio essenziale per il turismo balneare italiano: o si opera in maniera da tutelare i veri operatori turistici e i il nostro patrimonio marino o ci aspetta lo snaturamento delle nostre belle coste!
Forse, finalmente, potremo diventare imprenditori come tutti gli altri, imprenditori attenti alla qualità del servizio fornito, garanti della tutela ambientale, paesaggistica ed enogastronomia delle nostre coste e portatori di benessere a tutta la comunità!






Fabrizio
ott 11th, 2010
Mi complimento con il Presidente Ricci e l’ITB.
Spero di incontrarvi a Rimini per illustrarvi il nostro lavoro, mio e di alcuni altri concessionari demaniali della Toscana, ma sopratutto di due Avvocati toscani che si sono dimostrati molto determinati e concreti in termini di Sdemanializzazione (vedi la vostra stessa proposta all’art. 1 Ter.)
Il nostro lavoro, ad oggi ha ottenuto un importante parere positivo dal Ministero delle Infrastrutture (Direzione Generale Porti) a firma dell’Amm. Cosimo Caliendo.
Io credo che se magari riuscissimo ad informare e portare a conoscenza del nostro lavoro anche ad altri “determinati” imprenditori turistici balneari… forse si potrebbe aprire uno spiraglio in questa ormai annosa e noiosa vicenda tutta italiana.
Un saluto dalla Toscana