Il governo contro gli Imprenditori Balneari bocciata la legge veneta

by • 21 aprile, 2010 • Ultime NotizieComments (0)737

VENEZIA – Itbitalia.it, dopo il periodo di pausa necessario per mettere on line la nuova versione del proprio sito, pubblica un articolo comparso sul Corriere del Veneto on line in materia delle concessioni demaniali. Nei prossimi giorni i commenti del presidente Ricci sulla situazione e una serie di proposte da discutere assieme. La legge veneta infatti non rappresenta affatto la soluzione dei problemi connessi con la Direttiva Bolkestein (dava infatti proroga delle concessioni ha chi investiva almeno 2,5 milioni di euro, una cifra sconsiderata per le imprese di piccole dimensioni) ma la reazione governativa deve mettere in guardia
«Andiamo a tutelare i concessionari delle nostre spiagge che nel 2009 hanno già assunto impegni per rinnovare le loro aziende» (Franco Manzato, già assessore regionale al Turismo); «La prima bella notizia del 2010» (Marco Michielli, presidente regionale di Federalberghi); «Una legge che ci aiuta a realizzare gli investimenti» (Maurizio Vianello, Federcamping); «Ora lo scenario è chiaro e si può investire con la certezza di ammortizzare il capitale» (Franco Visentin, presidente di Unionmare Veneto). Tutti entusiasti, tranne uno: il governo della Repubblica. Il quale, senza tanti complimenti, ha impugnato per illegittimità davanti alla Corte Costituzionale le legge regionale del Veneto che aveva provocato le calorose reazioni di cui sopra, giudicandola viziata sia in relazione ai rapporti con l’Unione Europea sia sotto il profilo delle norme a tutela della libera concorrenza. Niente meno. Il consiglio regionale, nella frenesia produttiva che aveva contraddistinto il finale di legislatura (febbraio scorso), si era prodotto anche nell’approvazione di questa leggina: cinque articoli in tutto, ma attesi come le manna dagli operatori turistici delle spiagge venete.

Titolo: «Adeguamento alla normativa comunitaria della disciplina regionale delle concessioni demaniali marittime a finalità turistico-ricreativa». Tradotto dal burocratese, stiamo parlando di ombrelloni e sdraio, campeggi e chioschi sul litorale. Stabilisce la nuova legge regionale, nella parte più interessante per gli operatori economici, che tutte le attuali concessioni sono congelate fino al 31 dicembre del 2015, dopo di che verranno rimesse in gara come imposto dalle direttive europee. Ma c’è il solito comma, che introduce una robusta eccezione alla regola: a quei titolari di concessione che abbiano investito denaro in migliorie (acquisto di attrezzature o interventi di tipo edilizio) viene riconosciuta la possibilità di richiedere al Comune di pertinenza un prolungamento della concessione medesima. In proporzione agli investimenti effettuati, la durata della concessione può aumentare da un minimo di 7 a un massimo addirittura di 20 anni (per chi dimostra di avere speso almeno 2,5 milioni di euro). Secondo l’ex assessore Manzato, questo meccanismo contemperava «sia il buon senso che la materia richiede, sia le disposizioni comunitarie in materia di concorrenza». Non proprio, a giudizio del governo centrale. Ironia della sorte, il Consiglio dei ministri ha esaminato e deciso di impugnare la legge veneta proprio durante la riunione di venerdì scorso, la prima cui partecipava come neoministro anche l’ex presidente della Regione, Giancarlo Galan (che è uscito, per eleganza istituzionale, quando è stato affrontato l’argomento). Altro che rispetto delle disposizioni sulla concorrenza: secondo la delibera del CdM, la legge veneta «determina disparità di trattamento tra gli operatori economici in violazione della libertà di stabilimento. A ciò si aggiunga – aggiunge l’impugnativa del governo – che le norme in esame non prevedono alcuna forma di procedura selettiva ma consentono ai concessionari che ne facciano richiesta, la proroga automatica della concessione ». Era esattamente ciò che gli operatori richiedevano e che la Regione ha loro concesso. Ma qualcuno, un po’ più in alto, sostiene che non si può.

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