«Il nostro turismo non è per gli uomini “con la valigetta”»

by • 8 marzo, 2010 • Ultime NotizieComments (2)1796

GROTTAMMARE – Riportiamo di seguito, integralmente, la relazione del presidente Itb Italia Giuseppe Ricci, letta durante il convegno “Quaranta mila leghe… sotto il mare” di veneerdì 26 febbraio

Oggi avrei voluto presentarvi Fritz Bolkestein ma non l’hanno fatto uscire… Inizio questa relazione partendo dal comma 251 finanziaria del 2007: questo comma, come tutti sapete, prevede l’applicazione di canoni demaniali per le strutture turistiche balneari a uso commerciale considerate di pertinenza demaniale, tali che in molti casi possono addirittura aumentare fino al 1200% e oltre.
Si rendono conto, che questi sono canoni improponibili e impossibili da corrispondere per chi svolge una normale attività commerciale legata allo stabilimento balneare?
Siamo davanti ad una sconcertante situazione, una situazione che in questo momento ha messo in crisi tanti nostri colleghi; per questo occorrerebbe un intervento del governo che rimetta in gioco la legge 494 del ‘93 attuata con la legge  numero 342 del 5 agosto 1998 e annulli il devastante comma 251 per poi trovare insieme la soluzione giusta per garantire la continuità di tante imprese turistiche balneari
La 494 è una legge sicuramente molto più vicina ai bisogni delle diverse attività che sono disseminate sulle spiagge italiane che garantiscono possibilità di lavoro che non sono paragonabili tra di loro.
Cari amici siamo delusi… anche perché, dopo tanti incontri, non siamo riusciti ad ottenere risposte certe! A partire per esempio dal famigerato 300% di aumento del canone demaniale proposto e mai attivato dal governo Prodi.
E’ vero anche, che tali incontri hanno prodotto un Protocollo d’intesa fra Stato e Associazioni di Categoria per la regolamentazione dei canoni sul demanio marittimo, sottoscritto da tutte le associazione di categoria: nonostante ciò nutriamo forti perplessità e riserve perché non tiene conto delle diverse opportunità di lavoro e di sviluppo esistenti nei vari comprensori turistici italiani.
Oggi, il passaggio delle competenze sul demanio turistico dalle Capitanerie di Porto alle Regioni, avvenuto  nel 2001, che a loro volta hanno delegato poi i Comuni senza emanare disposizioni certe, permette che in ogni comune si applichino regole diverse, fino ad arrivare, in certi casi a quelle ”ad personam”….se non  nominative.
Mortifica… che vi siano opportunità di sviluppo e situazioni di gestione totalmente diverse tra comuni confinanti o tra stabilimenti balneari della stessa località.
Ci vogliono regole eguali per tutti: la conferenza Stato-Regioni in accordo con gli imprenditori turistici balneari deve definire un piano complessivo per la riqualificazione delle strutture e dei servizi per lo sviluppo e il rilancio turistico delle nostre coste.
Così come si dovrà  definire chiaramente e senza interpretazioni localistiche  cosa deve essere uno stabilimento balneare, con quali strutture, e quali e quanti servizi dovrebbe offrire, chiarendo e migliorando quanto definito nella  conferenza Stato-Regioni del 2002, dove gli stabilimenti balneari sono stati indicati come “pubblici esercizi di norma posti su area in concessione demaniale, attrezzati per la balneazione, l’elioterapia e per altre forme di benessere della persona, con attrezzature idonee a svolgere e quantificare tali attività“.
Cari amici, con il comma 251 della finanziaria 2006/07 siamo finiti in un vicolo cieco: è necessario voltare pagina e ripartire dalla 494 del ‘93 continuando a dialogare con il governo per trovare soluzioni che ci tranquillizzino e ci diano le garanzie necessarie per  salvaguardare gli investimenti da noi fatti in questi anni, per far crescere e sviluppare un settore economico vitale per l’economia del nostro paese!
In un settore, che anche in tempo di grande crisi, riesce, a mantenere un trend positivo, promuovendo e sviluppando occupazione, lavoro, benessere per interi comprensori e per l’economia italiana… un merito che va esclusivamente alle capacità e competenza dei nostri imprenditori turistici che molto spesso invece sono stati lasciati soli.
I problemi, però, sono altri e molto più gravi se guardiamo in Europa, vediamo che le cose si complicano notevolmente… purtroppo!
L’articolo 43 del trattato della U.E., infatti, mette in discussione il rinnovo automatico delle concessioni per il principio della concorrenza e mette in discussione il codice della navigazione per gli aspetti di prelazione in sede di rinnovo art. 37 codice della navigazione – e quindi il diritto d’insistenza – riconfermato dalla legge 88/2001 che ci garantisce il rinnovo automatico della concessione ad ogni scadenza dei sei anni e di quelli successivi… come è giusto che avvenga.
Chiaramente, la risoluzione europea non rispecchia assolutamente la situazione italiana e, di fatto, paralizza gli imprenditori che hanno creduto nel turismo, hanno investito, riorganizzato e sviluppato i servizi occorrenti, con le  proprie sole risorse economiche, con lunghi mutui bancari o impegnando direttamente i nostri beni e le nostre risorse economiche personali.
Cari colleghi, secondo la Comunità Europea oggi noi dovremmo continuare a competere anche finanziariamente con gli “uomini con la valigetta”, magari piene di denaro da riciclare, cui nulla importa della nostra passione, dell’amore per il nostro lavoro, per il nostro territorio e per il nostro mare e maggiormente dei nostri sacrifici per i nostri investimenti fatti….. una vera assurdità.
Il turismo balneare, nel nostro paese, nelle nostre realtà, ha connotati ben diversi: non è un business come nelle altre anonime località che si clonano in giro per il mondo.
Il nostro sistema ha aspetti di relazioni, di contatto umano, ha aspetti di integrazione nel territorio…arte, cultura, storia, enogastronomia, servizi dedicati alla persona, al benessere che sono sicuramente inimitabili e non riproducibili nel mondo.
Colleghi, non è a questi uomini con la valigetta che cederanno facilmente il nostro lavoro, le nostre imprese, non è a loro che si dovranno rivolgere i nostri amici clienti, non è a loro che dovranno chiedere lavoro i nostri famigliari, i nostri collaboratori…
Oltre trentamila sono le imprese che rischiano di sparire e molti di più sono gli imprenditori e i collaboratori che non avranno più il lavoro… noi sapremo farci valere.
Siamo convinti, infatti, che questa assurda situazione non avrà seguito e che tutto si dissolverà come una bolla di sapone sotto la decisa presa di posizione dei parlamentari europei italiani.
Anzi crediamo sia arrivato il momento di fare un passo in più, e dire basta a palliativi e alle inutili risoluzioni che in questo periodo ci sono imposte, addirittura da chi invece avrebbe l’obbligo e il dovere morale di tutelarci e rappresentarci, gli stessi che per noi hanno formulato la proposta di scendere al moltiplicatore 5 per le pertinenze stagionali, confermando il 6,5 per quelle annuali.
Oppure come quella presentata al Ministro Brambilla dove addirittura hanno inserito un concetto come quello di “chi più ha meno paga”, e non ultima, la richiesta dell’abolizione del codice della navigazione come per la seconda parte dell’articolo 37 codice della navigazione e addirittura la richiesta di concessioni con durata fino a venti anni…  con la buona uscita incorporata.
NOI  DICIAMO  BASTA E’ oramai giunto il tempo di rivendicare la proprietà delle nostre imprese, è ora che ci sia concessa la possibilità di acquisire  le strutture che da tanto tempo gestiamo, costruite in molti casi dai nostri nonni dai nostri padri…comprese quelle definite di “facile rimozione” di cui rivendichiamo le aree che sono state riservate allo stabilimento balneare!
Dobbiamo uscire dall’ambiguità: non ci sono più i semplici casotti abbinati alla balneazione, oggi vi sono, in molti casi, strutture grandi e complesse  classificate appunto come pubblici esercizi dove hanno luogo, grazie ad amministratori locali avveduti, attività diverse e per tutto l’anno.
Noi dobbiamo poter gestire tutto ciò con grande serenità.
Basterebbe il solo diritto di superficie applicabile alle nostre strutture poste sul suolo demaniale “la demanialità di un bene non esclude in capo al privato l’acquisto 
della proprietà superficiaria. In particolare, così come riconosciuto dalle S.U. della Suprema Corte (n. 1324/ del 13.02.1997), in capo a colui che, debitamente autorizzato, costruisca su demanio statale marittimo, acquista a titolo originario la proprietà superficiaria del bene demaniale su cui insiste il fabbricato.
Inoltre, in un periodo di crisi economica che sta attraversando l’Italia in questi tempi, gli sforzi imprenditoriali di privati cittadini dovrebbero essere incentivati e non ostacolati: un sostegno che dovrebbe tradursi in una maggior certezza per l’investitore,certezza in termini di durata della concessione, onde veder garantiti gli investimenti e gli sforzi fatti nel corso degli anni”
E’ ovvio, che nel nostro disegno, la spiaggia destinata alla posa ombrelloni resterebbe demaniale, queste risoluzioni farebbero introitare allo Stato ingenti somme di denaro da destinare alla riqualificazione e al miglioramento della qualità dell’offerta  turistica italiana.
Questa soluzione darebbe alla categoria la certezza di aver sviluppato veramente una propria impresa, di poter continuare a investire e competere realizzando e sviluppando nuovi servizi adoperando le moderne tecnologie la preparazione e la competenza da noi acquisite in questi anni! Solo così torneremo sicuramente a primeggiare nel turismo.
Perché ciò avvenga, occorre una volontà politica, giusta, consapevole e vicina a quanti operano come noi per il bene della comunità, ognuno col proprio ruolo, ognuno con le proprie forze.
Colgo l’occasione infine, dopo gli ultimi disastrosi avvenimenti su tutto il territorio nazionale, per ricordare l’importanza assoluta e urgente di una forte tutela paesaggistica e ambientale come anche la protezione della costa.
Non è più tempo d’interventi tampone, fatti per arginare nell’immediato l’erosione delle spiagge, non è più tempo di muraglioni di scogli che oggi compromettono la qualità delle acque al loro interno e snaturano il panorama costiero italiano sconvolgendo morfologicamente tutti gli 8000 chilometri di coste che circondano la nostra bellissima Italia.
Lo Stato, le Regioni, i Comuni dovranno mobilitarsi per studiare e riqualificare  ambientalmente il territorio nazionale le coste italiane, con soluzioni integrate all’occorrenza complessive, per recuperare i danni pregressi e per salvaguardare le spiagge non ancora compromesse dalla erosione marina.
La necessità di un coordinamento nazionale necessario a evitare la frammentazione degli interventi che spesso rimangono improduttivi per la mancanza di una visione complessiva dei fenomeni erosivi e di studi tecnici approfonditi al fine di produrre interventi mirati e risolutori salvaguardando cosi  le risorse economiche.
Sapendo che molti altri sono i problemi che la nostra categoria deve ancora risolvere e che non potrà affrontare in queste poche ore che abbiamo a disposizione, ma sono sicuro di aver incontrato oggi le persone giuste e che, lavorando insieme, con passione ed esperienza, potremo garantire al sig. Bolchestein,all’Europa, al turismo balneare e a tutto l’indotto collegato ad esso un futuro tranquillo ed economicamente redditizio per tutti noi.
Grazie di cuore
Giuseppe Ricci

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2 Responses to «Il nostro turismo non è per gli uomini “con la valigetta”»

  1. alessandro scrive:

    L’ho scritto tante volte e lo riscrivo anche oggi; non ho la minima fiducia nel governo e questa brutta sensazione è suffragata dal fatto che fino ad oggi, nonostante le ripetute istanze dei concessionari di spiaggia e delle associazioni, nonostante la manifestazionea Roma del 1 dicembre, nonostante l’interessamento di qualche politico, NULLA, ripeto NULLA è stato fatto dal governo che ha COLPEVOLMENTE fatto passare il termine del 31 dicembre per fare opposizione alla sanzione europea, che ha IGNORATO il disegno di legge dell’onorevole Casoli giacente in un cassetto fin dal marzo 2009; finora abbiamo avuto solo assicurazioni di interessamenti…..parole, parole, parole… ma i fatti sono tragicamente “a zero”. E il 2015 è dietro l’angolo……
    Forza Ricci, diamoci da fare noi, e usiamo tutte le armi a disposizione, compreso uno sciopero a oltranza degli chalet con chiusura su scala NAZIONALE, se non si riescono ad ottenere risultati concreti con il colloquio.

  2. giuseppe scrive:

    Proveremo anche con On.Calderoli il 19 marzo a Fermo abbiamo anche preparato un emendamento da inserire nella legge sul federalismo demaniale che tu pui trovare nella nostra relazione tecnica del 26 febbraio.
    Sperando che al più presto ci possano essere i risultati da noi sperati.
    Buona la proposta di fare iniziative di protesta durante l’ESTATE ma dobbiamo crederci in tanti altrimenti sarà controproducente UNITI SI VINCE

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